giovedì, luglio 21, 2005
 

La dichiarazione di voto di Armando Cossutta

Camera dei Deputati

Roma 21 luglio 2005

Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi ribadiamo la nostra opposizione alla guerra ed il nostro «no» al rifinanziamento della presenza militare italiana in Iraq. Insistere nel mantenere in quel paese i nostri soldati, signori del Governo, è un errore grave ed imperdonabile.



È cosa grave per i soldati italiani, che rischiano ogni giorno la loro vita in un'operazione di guerra - di guerra, ripeto -, e in una guerra immotivata, unilaterale ed imperiale. È grave per il nostro paese, che, rendendosi compartecipe e corresponsabile nell'occupazione straniera di quel territorio, è sempre più esposto all'ostilità dei paesi e dei popoli dell'intero Islam. È grave rispetto alla situazione generale, a livello internazionale, perché, con la permanenza in Iraq, l'Italia contribuisce, oggettivamente e direttamente, a tenere acceso, anziché spegnere, un conflitto crudele.
Voi, invece, insistete. La vostra retorica militarista è cinica ed irresponsabile. Noi, e non voi, signori del Governo, vogliamo veramente lavorare per la pace in Iraq. Ma la pace in Iraq sarà possibile soltanto quando finirà l'occupazione delle armate americane, presenti in quel paese ormai da tanto tempo.  La guerra non è finita con l'occupazione militare di Baghdad da parte delle truppe americane, ma è cominciata allora, si è intensificata di mese in mese e si è tragicamente imbarbarita. Lo sanno tutti che questa guerra sta diventando inarrestabile: è una guerra che continuerà e che si sta trasformando, ormai, in un conflitto che è, nello stesso tempo, guerra per l'indipendenza del proprio paese e guerra civile.
Sono di questi giorni le notizie sui gravi e laceranti contrasti all'interno di tale società: sciiti, sunniti e curdi sono divisi più di prima, gli uni contro gli altri; la presenza delle truppe di occupazione americane non favorisce la loro intesa, ma esaspera i loro contrasti. Ripeto, lo sanno tutti.
Voi dite: ma possiamo lasciare quel popolo al suo destino? Certo che no, ma con la guerra preventiva - una guerra divenuta ormai permanente - non lo aiutiamo a conquistare pace e libertà. Soltanto con il ritiro delle truppe che hanno occupato quel paese, che hanno martoriato quel popolo, si può aprire una prospettiva di sicurezza, che non è né semplice, né facile, ma è l'unica via da percorrere. Certo, per garantire sicurezza ci vorrà anche la presenza di forze in grado di contribuire a garantire tale sicurezza, ma non con le forze che attualmente occupano l'Iraq, bensì con altre forze: ci sono, sono disponibili, sono presenti in altre parti del mondo; non con le truppe americane o con quelle dei paesi che, con gli americani, hanno occupato militarmente l'Iraq. Affinché si possa verificare una nuova condizione per quel paese, occorre che si dichiari di porre fine all'occupazione e lo si dichiari subito. È questo che noi chiediamo. Domandiamo di far sì che si possa immediatamente operare per costruire una nuova realtà.
Non ci si venga a dire, ancora una volta, che dobbiamo rimanere in tale area per contribuire a combattere il terrorismo. Lo abbiamo ripetuto e lo ripetiamo: il terrorismo va combattuto e va combattuto strenuamente, senza incertezze. Noi non abbiamo dubbi su ciò. Ma il terrorismo non lo si vince con la guerra. La guerra - lo abbiamo constatato - lo favorisce, lo amplifica, lo estende. È la verità e, lo ripeto ancora, lo sanno tutti. Per questo abbiamo presentato i nostri emendamenti nella seduta di ieri, con i quali abbiamo chiesto che l'Italia contribuisca, con il proprio atteggiamento e con il proprio rifiuto a continuare la sua permanenza nel territorio iracheno, a porre fine all'occupazione, alla fine di una guerra, quindi, che soltanto nell'occupazione trova la sua ragione e - purtroppo - la sua orrenda motivazione. Con i nostri emendamenti, abbiamo deciso di chiedere, e abbiamo chiesto, l'immediato ritiro delle nostre truppe. Ne ha parlato ieri, con grande efficacia, il segretario del nostro partito, Oliviero Diliberto, e lo ripetiamo oggi. Ma voi, signori del Governo, non volete e non sapete rispondere a tale nostra richiesta.
Le opposizioni, oggi, tutte insieme, voteranno «no» al rifinanziamento della missione militare. Lo facciamo sapendo che tra di noi vi sono valutazioni, analisi, opinioni ed anche proposte diverse, ma siamo uniti - profondamente e sinceramente - grazie, in particolare, alla mediazione di Romano Prodi, per sostenere con forza la nostra opposizione alla guerra ed il nostro «no» alla presenza militare in Iraq dei soldati italiani.
Noi comunisti chiediamo un ritiro immediato. Lo abbiamo chiesto e siamo lieti che su tale nostra proposta altre forze della sinistra abbiano voluto aggiungere i loro voti ed i loro consensi. Lo abbiamo chiesto, purtroppo, da soli, ma lo abbiamo fatto con grande determinazione e consapevolezza, perché la necessità è immediata, non può essere diluita nel tempo. È una decisione politica. Non è una decisione tecnica. Non è una decisione militare. È, lo ripeto, una scelta politica. È per questo che noi abbiamo insistito ed insistiamo per il ritiro immediato. Lo facciamo con senso preciso delle nostre responsabilità, in corrispondenza con la nostra consapevolezza e coscienza degli interessi nazionali, per una dedizione profonda, antica e permanente alla causa della pace e della libertà.
L'interesse del popolo italiano, l'interesse del popolo iracheno, l'interesse del mondo, è oggi quello di venire via di lì. Lo hanno fatto altri paesi importanti, lo stanno decidendo altri paesi ancora; e noi no, signori del Governo? Ma fino a quando? Fino alla fine non saremo capaci di liberarci dal vassallaggio nei confronti degli Stati Uniti d'America?
Signori del Governo, non saprete mai guardare con lucidità, con chiarezza, con fermezza e con consapevolezza nazionale, non dico alla necessità di un rapporto amichevole con gli Stati Uniti (ci mancherebbe altro: questa amicizia è un fatto reale della nostra politica!), ma di guardare, in primo luogo, ai bisogni, alle esigenze della vita, del bene, del futuro dell'Italia, che coincide, in questo momento, con una decisione che proponiamo e riteniamo indispensabile ed immediata per il ritiro dei nostri soldati.
In questo modo, coerente e chiaro, possiamo contribuire, meglio che in altro modo, a cercare di garantire sicurezza, libertà e pace al popolo iracheno.

postato da DUCAERCOLE | 15:44 | commenti

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