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venerdì, giugno 24, 2005 ?
? giovedì, giugno 23, 2005 SIAMO RIDICOLI
Berlusconi playboy: la Finlandia protesta con l'Italia Alla svenevole finnica il macho latino della Brianza avrebbe riservato un trattamento pieno di riguardi virili. Berlusconi, parlando di fronte al presidente della commissione Ue Barroso, ha così vantato le sue liaisons dangereuses: «Quando si insegue un risultato bisogna usare tutte le armi che si hanno a disposizione e quindi io ho rispolverato tutte le mie arti da playboy, ormai lontane nel tempo, e utilizzai una serie di sollecitazioni amorevoli nei confronti della signora presidente». Insomma, per vincere la contesa che ha opposto l’Italia al governo di Helsinki nella scelta della sede della nuova agenzia europea (questione seria, questa, risoltasi nei mesi passati), l’arma decisiva sarebbe celata nel fascino del Cavaliere, che ora millanta «un lungo lavoro diplomatico nel corso del quale io ebbi anche a fare la corte alla presidente della Finlandia». Oltre naturalmente a rivendicare, con un’altra battuta sciovinista, la «superiorità del culatello sulla renna affumicata, «anche perché ho dovuto sottostare alla dieta finlandese e so cosa significa...». La risposta di Helsinki, dove le battute sessiste non sono affatto gradite, è in un breve comunicato con il quale il ministero degli Esteri di Helsinki ha convocato l'ambasciatore italiano Ugo Gabriele de Mohr per «esprimere lo stupore per le affermazioni del premier italiano Silvio Berlusconi a Parma sulla presidente della Finlandia, Tarja Halonen». Una protesta formale: l’ennesima battuta volgare che si tramuta nell’ennesima figuraccia internazionale. E una amara certezza: alla signora Halonen le premure di questo casanova spaccone e "restaurato" dai lfting non sono piaciute. lunedì, giugno 20, 2005 IL comitato regionale del PDCI dell’Emilia Romagna e
nato a Imola il 17 Ottobre 1926 da famiglia povera di braccianti (4° di 6 figli) residente a Sasso Morelli, frazione di Imola; all’età di soli 7 anni inizia il suo percorso lavorativo presso una famiglia di contadini della zona.
L’impegno sociale nella politica, nel sindacato e nelle istituzioni.
· 1943-1945: durante la guerra viene imprigionato dai tedeschi e trasferito in un campo di lavoro in Germania.
· 1945: tornato a casa diviene attivista in una cellula del PCI di Sasso Morelli.
· 1949: viene chiamato a Bologna come Segretario Provinciale della FGCI; fra le sue battaglie memorabile fu la protesta contro le cosiddette “cartoline rosa” di richiamo dei militari che gli costò l’incarcerazione ai tempi del Ministro Scelba.
· 1952 - 1957: il PCI lo inviò in Puglia (Bari, Foggia e Taranto) con incarichi politici di rilievo per contribuire alla crescita del partito in queste zone difficili del meridione d’Italia.
· 1957 - 1960: rientra ad Imola e presta attività di funzionario sindacale presso
· 1960 - 1965: viene eletto Consigliere della Provincia di Bologna ed Assessore all’Agricoltura ed alla Caccia; nasce la passione venatoria.
· 1965 - 1972: entra nella Segreteria Regionale della CGIL e diviene Segretario della Federbraccianti.
· 1973: dopo anni di battaglie politiche e sindacali ed alla luce della nascita delle Regioni entra come funzionario in questi nuovi ed importanti Enti, dove porta la propria esperienza e competenza su temi quali l’agricoltura, le foreste e la caccia. Non cessa tuttavia l’impegno politico e sindacale, ma soprattutto nell’associazionismo venatorio, al quale potrà dedicarsi con maggior tempo dagli anni ’80, una volta raggiunto il momento di andare in pensione.
· 1991 - 2005: rientra nella politica attiva con la nascita del Partito della Rifondazione Comunista, ricoprendo ruoli nel Collegio di garanzia della Federazione di Bologna; nell’autunno del 1998 è tra i fondatori del Partito dei Comunisti Italiani, con incarichi nel Comitato federale e successivamente come Presidente della Commissione di garanzia della federazione di Bologna.
· 1995: in questa “seconda fase” trova anche il modo di ritornare in Provincia, come capogruppo del Partito della Rifondazione Comunista.
· 1999 - 2004: viene rieletto in Provincia nelle file del Partito dei Comunisti Italiani e diviene di nuovo Assessore, dopo quasi 40 anni dal primo incarico, occupandosi di Politiche del personale, Politiche sindacali sui temi del Pubblico Impiego, Progetto "sicurezza" negli ambienti di lavoro pubblici e privati. · 2004 – 2005: si impegna attivamente a livello locale nell’ambito della coalizione di centrosinistra di San Lazzaro di Savena, dove ritrova come Sindaco Marco Macciantelli, collega per 5 anni in giunta provinciale. Dallo stesso Sindaco è nominato quale rappresentante del Comune in seno al Consiglio di Amministrazione dell’Ipab Rodriguez, presiedendo la prima riunione della stessa in qualità di Consigliere anziano, proprio nei giorni in cui cominciava a combattere l’ultima e purtroppo breve battaglia contro la terribile e impietosa malattia che lo ha portato via il 18 giugno scorso.
Oltre all’impegno politico nel Partito, nel Sindacato e nelle Istituzioni, Nello Adelmi nella sua vita ha coniugato la sua passione per la caccia con un coinvolgimento attivo nell’associazionismo venatorio, ambito nel quale ha ricoperto primari incarichi a livello nazionale, fino all’alba del terzo millennio. Per anni ha guidato a livello regionale
Una grande storia di impegno, lealtà, serietà, senso delle Istituzioni e onestà, principi che ha da sempre condiviso con la sua famiglia, sempre unita nelle tante battaglie di una vita, nella gioia e nelle amarezze. Un esempio per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Lascia la moglie Lucia, sposata nel lontano 1952, i figli Vladimiro e Claudio con le nuore Elna e Elena, e tre nipotini, Alessandro, Alissa e Davide Makis.
Con Nello Adelmi scompare una esemplare figura di dirigente e militante comunista che ha scelto di stare per tutta la sua vita dalla parte dei lavoratori.
La cerimonia funebre si terrà domani martedì 22 Giugno alle ore 15 e 30 presso il Pantheon della Certosa di Bologna.
San Lazzaro di Savena, 20 giugno 2005 venerdì, giugno 17, 2005 Buon Compleanno Papà
martedì, giugno 14, 2005 Morto Alvaro Cunhal, leader storico del comunismo portoghese
di red Nelle prime ore di domenica è morto Alvaro Cunhal, leader storico del comunismo portoghese. Aveva 91 anni ed era nato a Se Nova, nella regione di Coimbra, il 10 novembre del 1913. Guidò il Pcp, partito comunista portoghese, dal 1961 al 1992 e fu una delle figure più significative coinvolte nella "rivoluzione dei garofani", con la quale nel 1974 venne soppressa la dittatura di Marcello Caetano, che era succeduto a Salazar nel 1969.
Nel 1940, mentre stava per laurearsi in legge, fu arrestato e obbligato a dare l'esame finale sotto una forte scorta di polizia. Visse parte della sua esistenza in clandestinità dopo essere evaso dal carcere di Fuerte de peniche nel 1960. Era stato arrestato per la terza volta nel 1949 e costretto a passare in isolamento otto degli undici anni in cui vi rimase. Molti artisti e politici si mobilitarono per la sua liberazione, guidati da Jorge Amado, Pablo Neruda gli dedicò il componimento «La làmpara marina». Dopo essere fuggito visse a Mosca e a Parigi e rientrò in Portogallo cinque giorni dopo la cacciata del regime. Nel 1992 decise di ritirarsi dall’attività politica e diventò presidente onorario del partito, ma continuò a scrivere come aveva fatto per anni sotto lo pseudonimo di Manuel Tiago. Rimase fedele fino alla fine della sua attività politica all’ortodossia marxista-leninista. Armando Cossutta dei comunisti italiani ha spedito una lettera di cordoglio per ricordare «Il suo impegno tenace in difesa degli ideali del comunismo, che ne fanno una figura straordinaria della storia del movimento operaio e popolare del Portogallo e su scala internazionale». Il suo partito si è limitato a dare l’annuncio «con profondo dolore ed emozione» ma senza particolare enfasi. Due giorni prima era scomparso uno dei suoi amici più stretti, Vasco Goncalves, primo ministro dei governi militari dei capitani di sinistra che nel 1974 rovesciarono la dittatura. ITALIA PAESE DI IGNAVI!
sabato, giugno 11, 2005 La canzone non è che ci stia molto ma il TITOLO SI!!!!
SPERIAMO CHE PIOVA
E' stata davvero un'idea partire in corriera a noi piace tanto viaggiare, specialmente di sera mi vengono in mente le gite e le canzoncine ma non ti ricordi com'era romantico e c'erano queste lucine e adesso ti guardo, un po' più grande ma dentro è lo stesso, lo stesso sguardo, la stessa voglia di stare vicini e di sentirsi e questa fretta di arrivare è molto buio, ma quello laggiù non ti sembra il mare? Han detto quand'è foschia c'è sempre il sole ma siccome vede Giannutri, vuol dire che piove d'altronde il sole l'abbiamo preso abbastanza noi non lo diciamo ma stiamo cercando un altro cielo in una stanza speriamo che piova, non voglio dire per tutto il tempo, questa notte sola quando c'è brutto mi ami più forte, mi dici vola se vuoi partire non aspettare, vedrai che appena ti alzi un pò comincio anch'io a volare. E come sei stata? Sono le solite ansie da ometto, stai come sempre e come sempre mi stai domandando che tempo faccia c'è un sole caldo da dormire ma che beleza si son sbagliati, noi possiamo uscire. venerdì, giugno 10, 2005 Clementina Cantoni è stata liberata
di red Libera. Clementina Cantoni, l'operatrice umanitaria della Care International rapita a Kabul il 16 maggio scorso, è stata rilasciata. Scortata da agenti del Sismi è stata condotta al ministero degli Interni di Kabul e dormirà nella sede diplomatica italiana nella capitale afghana. I suoi genitori, Fabio e Germana, sono partiti per andarla a prendere - ha annunciato il ministro degli Esteri Gianfranco Fini in tv - e la riaccompagneranno in Italia, dove, venerdì stesso, appena arrivata sarà ascoltata dalla Procura della Repubblica di Roma che indaga sul suo sequestro.
Molto probabilmente la giovane è stata rilasciata dietro uno scambio di prigionieri: la sua vita contro il rilascio della madre del capo dei sequestratori Timor Shah detenuta nelle carceri afghane per complicità in altri rapimenti e attività della banda. Dopo tutte le polemiche, anche tra governo italiano e governo afghano, sui troppi e troppo poco affidabili mediatori che si occupavano della vicenda, pare che l'intermediario che avrebbe consegnato Clementina Cantoni agli uomini dei servizi afghani e del Sismi, sia un potente uomo di affari di Kabul, parente del bandito Timor Shah (nella foto sopra) che aveva in ostaggio la ragazza italiana. La notizia della sua liberazione, annunciata dal governo afghano, è stata confermata dal portavoce del ministero degli Esteri e da quello del governo di Karzai e rilanciata per prima dall'emittente americana Cnn in un flash di notizie dal mondo. Il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, si è subito recato a Palazzo Chigi per riferire della vicenda al premier Berlusconi. Dopo il rilascio Clementina è stata portata nella sede del ministero dell'Interno nella capitale afghana, insieme ad «Abbiamo parlato con Clementina e abbiamo trovato in lei lo stesso humor di sempre», ha aggiunto poi con più calma quando è sceso davanti al portone di casa per parlare con i giornalisti, sensibilmente commosso ed emozionato. «Il nostro primo pensiero - ha aggiunto Fabio Cantoni - va a tutte quelle persone che si sono trovate e magari si trovano ancora nelle condizioni in cui era Clementina e anche ai familiari di queste persone». Fabio Cantoni ha poi voluto ringraziare tutti a partire dai Carabinieri e dai «giornalisti che mi avete rispettato anche se siete un po’ esuberanti. Ringrazio i numerosi sindaci, - ha aggiunto - che mi hanno espresso solidarietà. Il primo cittadino di Roma, quello di Milano, ma anche la gente sconosciuta che ci ha dato supporto e ci ha fatto sentire un intenso calore umano». «Il nostro ringraziamento - ha continuato - va alla Care che ci ha sempre seguito, al ministro Fini, al sottosegretario Boniver, all'unità di crisi della Farnesina e soprattutto al sottosegretario Letta che mi ha dato per primo la notizia della liberazione, e al capo di Sismi Pollari». A chi gli chiedeva notizie sulle modalità della liberazione, papà Fabio ha risposto: «Come è stata liberata non mi interessa. So solo che sta bene». Il padre di Clementina ha avuto solo un momento di contrarietà: «Mi hanno fatto rabbia quei giornalisti in Afghanistan che per fare un scoop si sono intromessi nelle indagini». Fabio Cantoni ha quindi chiesto ai giornalisti di lasciare libera la strada perché lui e la moglie Germana intendevano fare una passeggiata da soli. Un modo per festeggiare la fine di un incubo e per prepararsi a partire alla volta di Kabul, per riabbracciare finalmente la figlia. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi esprime «grande gioia e sollievo» per la liberazione della giovane e ringrazia il governo e tutte le autorità di sicurezza che hanno partecipato alla liberazione. Ai funzionari dei servizi segreti che per primi l'hanno accolta Clementina è apparsa dimagrita e scossa, ma complessivamente in buone condizioni di salute. Portava ancora pantaloni neri, una maglia viola e in testa il foulard azzurro che indossava nel video girato dai sequestratori e trasmesso da Tolo Tv. Non appena giungerà in Italia sarà ascoltata dalla Procura della Repubblica di Roma che ha aperto un fascicolo su suo rapimento, come è avvenuto anche per gli altri rapiti in Iraq, dalle due Simone ai tre contractor italiani rilasciati, a Giuliana Sgrena e Enzo Baldoni. giovedì, giugno 09, 2005 PUBBLICO QUI I COMMENTI PRECEDENTI
Scusa Duca, ti rubo lo spazio per una buona causa, anzi, se puoi fanne un post:
Il Comitato Referendum di lì sotto risponde all'url: martedì, giugno 07, 2005 QUANDO UDRAI "VOTA NO! LO DICE DIO MA LO DICO SOPRATUTTO IO" A MILLE DECIBEL SU DAL CIEL PIOMBERA' RATZINGER!!!!!!!!
Il Papa in soccorso degli astensionisti. «Non si manomette la vita» Quali siano queste pratiche è piuttosto trasparente, sia alla platea di fedeli raccolti nella basilica lateranense per il convegno sulla pastorale della famiglia. E anche quali siano gli obiettivi di questo attacco è altrettanto trasparente: il referendum contro le aberrazioni della legge 40 la legge 194 sull’aborto. Obiettivo immediato e obiettivo a medio termine dei promotori dell’alleanza astensionistica per il prossimo referendum. Il problema per Benedetto XVI è il cosiddetto relativismo morale, un argomento al quale l’attuale Papa, quando era ancora soltanto il cardinale Ratzinger, ha dedicato un libro scritto a quattro mani con quel campione del liberismo filosofico che è Matrcello Oera, presidente berlusconiano del Senato. Un relativismo che autorizza, se non postula, «le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il matrimonio di prova, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, che sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell'uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell'uomo». Il Papa-panzer non è tenero: «Il libertinismo, che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore - denuncia il Papa tedesco -è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall'autentico essere e dignità della persona. la testimonianza e l'impegno pubblico delle famiglie cristiane, specialmente per riaffermare l'intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi e amministrativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli». Per il papa la Chiesa deve educare ma un ostacolo insidioso è il cosiddetto relativismo, cioè, detta in parole povere, l’assenza di verità assolute e definitive. Di dogmi, insomma, di cui la chiesa cattolica è specialista suprema. I preti devono «contrastare il predominio distruttivo del relativismo nella società e nella cultura. È molto importante - conclude Benedetto XVI - riaffermare l'intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale». Alberto Camerini lunedì, giugno 06, 2005 MALEDETTA INSONNIA!!!!
sabato, giugno 04, 2005 Ma Francesco che stai cercando di fare? Una piccola digressione, ma nessuno è un po' preoccupato dalla piega che sta prendendo il buon Rutelli? A me non sembra così impensabile come cosa voi che dite? venerdì, giugno 03, 2005 Se vi interessa una chiara spiegazione dei quesitio referendari andate qui p.s. sono ebbro, adoro friends, domani vado al mare
giovedì, giugno 02, 2005 Pausa momentanea da poltica ed attualità. mercoledì, giugno 01, 2005 31.05.2005
Sudan: secondo arresto in due giorni per Medici senza frontiere di red Come era successo al collega il giorno prima, è stato preso dalle autorità sudanesi e trasportato verso la capitale. Vincent Hoedt, coordinatore regionale dell'organizzazione non governativa “Medici senza frontiere” che opera a Nyala, la capitale del Darfur, nel Sudan occidentale, è stato fermato e portato a Khartum. Ancora una volta sono stati gli stessi medici dell’organizzazione a darne, come già avevano fatto nel caso di Paul Foreman, arrestato lunedì e poi rilasciato su cauzione. L'agenzia di stampa missionaria MISNA ha poi rilanciato la notizia, precisando che non è chiaro il motivo dell’arresto e si aspetta di avere chiarimenti dal governo.
Ma con ogni probabilità il governo di Khartum è fortemente contrariato per la pubblicazione l’8 marzo scorso del rapporto “Lo schiacciante peso degli stupri: violenza sessuale nel Darfur”. Si tratta di un report curato da Msf nel quale alcuni medici hanno testimoniato di almeno 500 casi di stupri etnici avvenuti nell’arco dei quattro mesi precedenti nella travagliata zona del Darfur. La regione tra l’altro vive dal febbraio del 2003 una situazione di grave instabilità e di violenze, a causa di scontri etnici fomentati anche per arrivare a controllare le ingenti risorse di petrolio che possiede. Nella serata di lunedì si era risolto il caso del responsabile Msf in Sudan, Paul Foreman, arrestato a Khartoum dopo essersi rifiutato di fornire alle autorità locali informazioni sulle persone che avevano testimoniato su stupri in massa compiuti nel Darfur e le prove sostenute da certificati medici. Lui stesso aveva annunciato che sarebbe stato liberato su cauzone e così è stato. Tra l'altro lo stesso ministro della Giustizia sudanese, Mohamed Farid, lo aveva anticipato alla stampa. Foreman ha raccontato all'agenzia Reuters di essere stato portato in una stazione di polizia e di aver parlato con le autorità. Il ministro aveva precisato che l’arresto era stato deciso dal procuratore generale dopo aver consultato la Commissione aiuti umanitari, un organo governativo che si occupa dei rapporti con ong e agenzie internazionali che operano nel paese. Secondo la legge sudanese Msf avrebbe dovuto consultare la Commissione prima di pubblicare alcun rapporto. |
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