venerdì, aprile 29, 2005
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giovedì, aprile 28, 2005
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martedì, aprile 26, 2005
FRANCO SGRENA SULLA RESISTENZA

Gianni Mongrandi

 

 

 

da “La Prealpina”


21 aprile 

 

MASERA - Franco Sgrena racconta alla Prealpina i suoi ricordi di partigiano. Oggi che la guerra non è stata ancora cancellata dal vocabolario dell'umanità, anzi, con violenza ha fatto la sua irruzione anche in casa Sgrena, la testimonianza di Franco, il partigiano Ranca dell'ottava Brigata Matteotti, rafforza il senso di un 25 aprile ormai alle porte.
Dalla Liberazione dell'Italia sono trascorsi 60 anni, in un batter di ciglia della storia che la contemporaneità spesso seppellisce nel passato remoto.

tratto da "La Prealpina" del 21 aprile 2005-

 



Non può essere così: "Non dimentichiamo il 25 aprile - dice con passione papà Sgrena - non alimentiamo il revisionismo storico, altrimenti, tempo qualche anno, qualcuno ci farà credere che i veri partigiani erano i repubblichini di Salò"

 

La repubblica fascista nel giugno del 1944 aveva chiamato all'appello anche il diciottenne Franco. Fu in quel momento che il giovane fece la sua scelta e si unì ai combattenti della montagna. Alla macchia, però, nessuno si sentiva solo: "Siamo sopravvissuti perché la popolazione era con noi - racconta -. Senza l'aiuto quotidiano della gente, che ci avvisava dei pericoli e ci sosteneva, saremmo finiti tutti ammazzati. E poi non dimentichiamoci il ruolo delle donne - delle staffette, che sono sempre state poco considerate ma che correvano i nostri stessi pericoli".
I boschi di Masera, di Montecrestese, della Val Vigezzo, della Cannobbina e dei dintorni di Domodossola, sono i luoghi che l'hanno visto in azione sotto il comando del capitano Carlo Vilio. "Gli episodi di guerra sono tanti- continua il partigiano "Ranca"-, la battaglia della Cannobbina contro gli uomini della Decima MAS, ad esempio. Accadde che subito dopo l'8 settembre ci furono morti, noi riuscimmo a fare diciassette prigionieri. Li consegnammo al capitano Arca, furono scambiati con ventinove ostaggi. Erano ragazzi, anche noi lo eravamo" E infatti capitava che a volte il richiamo della gioventù fosse più forte della prudenza. Franco Sgrena accenna ad un sorriso: "Riguardando quei giorni non posso fare a meno di pensare di essere stato molto fortunato. A volte sono scampato davvero per poco, come quando due fascisti evitarono di fermarmi perchè altrimenti avrebbero perso il treno. Una sera, poi, con un compagno andammo a ballare in un circolo - ricorda- ma i fascisti ci presero. Sulla strada la macchina finì in un fosso. Scappare? Ci pensammo, ma alla fine demmo una mano a recuperare l'auto. Ci lasciarono andare. Se fossimo scappati ci avrebbero sparato"..... "Poi arrivò il 25 aprile, venni a sapere della Liberazione mentre stavo scendendo dalla Vigezzo per prendere ordini. Tornai indietro ad avvisare i mie compagni, il nostro lavoro però non era ancora finito".

 

La testimonianza di Franco si conclude con un ricordo forte; il 29 aprile a Milano, in Piazzale Loreto, quando fu chiamato nel servizio d'ordine per tenere a bada l'ira della folla: "Quando si diffuse la notizia che il corpo di Mussolini era a piazzale Loreto, la gente cominciò ad arrivare a frotte, sui camion, a piedi, sui tram gremiti sino al tetto. Ci misero a far da barriera, ma la calca spingeva, volavano calci, dopo vent'anni di dittatura e dopo la guerra la gente era esasperata, furono necessari gli idranti per allontanarla".
Ma le guerre non sono ancora finite; in qualche parte del mondo, gente dispera di poter vivere in pace. Non dimentichiamoci mai della Resistenza - conclude Franco Sgrena nel chiudere la porta di casa - se quegli ideali ci accompagneranno non correremo pericoli".

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domenica, aprile 24, 2005
Un film fuori moda con Fidel Castro in regia
di Alberto Crespi

L’Italia è il primo, e per ora unico, paese in cui è possibile vedere al cinema Comandante, il documentario di Oliver Stone su Fidel Castro, distribuito dalla Mikado. Negli Stati Uniti, la rete televisiva Hbo ha mandato in onda il 14 aprile del 2004 una versione di 54 minuti intitolata Looking for Fidel, sostanzialmente un altro film (Comandante dura 95 minuti). La storia di questo lavoro, che Stone ha girato nel 2002, è stata laboriosa. Stone ha trascorso tre giorni assieme a Fidel, seguendolo ovunque con due videocamere manovrate dagli operatori Rodrigo Pieto e Carlos Marchovich. Ha registrato 30 ore di materiale, nel quale lui e Castro sono sostanzialmente co-registi, perché entrambi avevano il diritto di dare lo «stop» in ogni momento; cosa che Stone poteva fare per motivi tecnici, mentre per Castro aveva un valore squisitamente «politico»: Fidel avrebbe potuto interrompersi e ricominciare daccapo ogniqualvolta si fosse reso conto di essersi incartato, o di essersi lasciato sfuggire qualche parola inopportuna. Stando alle note del regista, non è mai successo: da quelle 30 ore Stone ha ricavato il film che voi, ora, potete vedere al cinema. In originale sottotitolato, a parte un fastidioso oversound italiano alle poche domande che Stone pone in inglese; Castro, per fortuna, è rimasto in castigliano-cubano, accento inconfondibile per come si mangia le consonanti (Cuba si dice «Cua», e così via). Comandante è, prima di tutto, un gesto politico: con un presidente come Bush, e con un embargo economico che continua a strangolare quella grossa isola che gli Stati Uniti considerano un’appendice della Florida, è quasi rivoluzionario che Stone si rechi all’Avana e dia la parola al «dittatore». È molto di moda, anche da noi, parlar male di Cuba: quindi Comandante è un film fuori moda. Stone è troppo intelligente per non rivolgere a Castro domande sui diritti civili, sulle elezioni, sugli omosessuali perseguitati: ma Castro è molto più astuto e abile di lui nell’aggirarle. Si capisce benissimo che l’intervistatore è intrigato dall’intervistato.

 

Stone è un ex soldato (andò in Vietnam volontario a 21 anni), un cineasta-avventuriero affascinato dagli uomini forti: e del resto l’amore per i giganti che plasmano la storia è un tratto tipico della cultura americana. Stone ha appena diretto un film (bruttissimo) su Alessandro Magno, e forse Comandante è una versione contemporanea di quel kolossal: e come con Alessandro, così con Castro si indaga sul privato (ma Fidel non glielo permette, glissando ad esempio sui rapporti con le donne) e sulla simbiosi strettissima che esiste, piaccia o no, fra il grande capo e la sua gente. Il rischio del santino è in agguato: più che un film di Stone su Castro, di tanto in tanto Comandante sembra un film di Castro, e stop. Stone lo accosta addirittura a Evita Peron, e detto da lui è un complimento (tentò per anni di fare un film su Evita e alla fine scrisse la sceneggiatura del musical di Alan Parker con Madonna). Castro, che dev’essere uno degli uomini più furbi del pianeta, sta al gioco: «Era una donna che amava il suo popolo, non mi offendo se mi paragona a lei». I punti più gustosi sono i racconti sui leader statunitensi che Castro ha conosciuto: Nixon «vanitoso e ipocrita», Kennedy prigioniero di una politica anti-cubana «ereditata da Eisenhower». In questi momenti Comandante sembra indirizzato al pubblico americano, al fine di rendere umano un personaggio demonizzato. C’è un ricordo commosso di Papa Wojtyla, anche se Fidel ribadisce il proprio ateismo. E una confessione che non ci saremmo aspettati: «Abbiamo molto migliorato la condizione dei neri, a Cuba, rispetto ai tempi di Batista, ma la vera uguaglianza non è stata raggiunta». Qualcuno, da Miami in su, dovrebbe meditare.

postato da DUCAERCOLE | 16:49 | commenti


venerdì, aprile 22, 2005
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giovedì, aprile 21, 2005

IL GRANDE RATZINGER
Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Trema,
Il regno delle Tenebre del Male
Dalla Fortezza di San Pietro arriva
Con i pugni teologici
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Tuona
Si scaglia dal sagrato contro il male
Se sei il nemico prega e' gia' finita
La Chiesa batte i denti, c'e'
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (pater noster!)
Ratzinga, Paapaaaa (ostia di fuoco!)

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da se'
Non conosce la paura ne' za italiano ke koz'e'
Lotta, cade, si rialza, sempre vincera'
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (rosario atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama del diavolo!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)

Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Forte,
Con uno sguardo spacca in due il conclave
Dagli occhi sputa fuori salmi gamma
Non c'e' chi e' forte piu' di te
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da se'
Non conosce la paura ne' ne' za italiano ke koz'e'
Se hai bisogno puoi invocarlo, con la Bibbia apparirà
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (bombe gnostiche!)
Ratzinga, Paapaaaa (luce divina!)
Ratzinga, Paapaaaa (spada teologica!)
Ratzinga, Paapaaaa (sermone perforante!)
Ratzinga, Paapaaaa (incenso atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (pugno teologico!)
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)
Ratzinga, Paapaaaa (ora pronobis!)
Ratzinga, Paapaaaa (acqua santa!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama diabolica!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio rosario!)

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mercoledì, aprile 20, 2005
 

La Liberazione

21 aprile 1945, la Liberazione di Bologna

a cura di Gastone Malaguti

"All'ippodrono ci sono le corse domani" era il segnale che sarebbe stato trasmesso dalla BBC come segnale della contemporaneità dell'attacco diretto alla città da parte alleata e dell'azione partigiana. Le formazioni partigiane di città e dei comuni limitrofi dovevano operare per salvaguardare ed impedire la distruzione degli impianti civile e controllare i punti nevralgici di accesso alla città onde favorire la liberazione da parte delle truppe alleate.

Le prime unità alleate ad entrare in Bologna nelle prime ore del mattino di sabato 21 aprile 1945 furono il 2° Corpo Polacco dell'8° Armata Britannica, i reparti avanzati delle divisioni USA 91° e 34°, avanguardie dei gruppi di combattimento Legnano, Friuli, Folgore e parte della brigata partigiana Maiella, aggregata anche quella all'8° Armata.

All'arrivo delle truppe alleate i partigiani avevano già preso possesso della Prefettura, della Questura, del Comune, del Pirotecnico, del carcere, delle caserme e controllavano tutti i punti nevralgici della Città. Alla testa di un corteo che raggiungerà Piazza Maggiore, Onorato Malaguti - che poi sarà il primo segretario generale della camera del lavoro - salendo su un tavolino da caffè indirizzò ai partigiani e ai soldati alleati il primo caloroso saluto: "I nazifascisti sono stati cacciati e non ritorneranno mai più. Ma se Bologna è libera non è così per tutta l'Italia. La guerra deve continuare contro i tedeschi e i fascisti fino alla loro completa sconfitta".

Per gli occupanti e i loro servi fascisti non c'era più storia. Infatti lo sganciamento verso il Nord non fu raggiunto come da loro previsto e a sud del Po, tra Piacenza e il mare, furono distrutte 25 divisioni tedesche e catturati oltre 120.000 prigionieri servi fascisti GNR, brigate nere, volontari della morte, SS italiane, squadre autonome di vario tipo che, protetti dai nazisti avevano dominato la città col terrore, si sciolsero come neve ala sole, trasformandosi in una folla di disperati in fuga verso il Nord. Non un solo reparto fascista tento un minimo di resistenza armata per contrastare l'avanzata degli alleati in direzione della città.

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lunedì, aprile 11, 2005

ALCOR
(Albertelli, Tempera, Tavolazzi)
cantata da ACTARUS
(Michel Tadini)
Ed. FONIT CETRA 1978

Corre su un disco volante
sembra quasi una stella filante
ma è l'amico che guarda le spalle di Goldrake

Quando il pericolo chiama
punge il cielo che pare una lama
per combattere impavido al fianco di Goldrake

è Alcor che rischia tutto per te
Alcor che mai non pensa a se

Alcor va in alto
e sul nemico piomba poi come un falco
e la sua preda sono quelli di Vega
e se per caso perde non si rassegna
e anche ferito torna suuuu!

Quando la Terra sta in pace
lui ritorna il ragazzo vivace
che con Actarus gioca e scherza come te
ma se c'è un disco che attacca
mette il casco abbandona la giacca
per combattere impavido al fianco di Goldrake

è Alcor che rischia tutto per te
Alcor che mai non pensa a se

Alcor va in alto
e sul nemico piomba poi come un falco
e la sua preda sono quelli di Vega
e se per caso perde non si rassegna
e anche ferito torna suuuu!

Alcor va in alto
e sul nemico piomba poi come un falco
e la sua preda sono quelli di Vega
e se per caso perde non si rassegna
e anche ferito torna suuuu!

Alcor va in alto
e sul nemico piomba poi come un falco
e la sua preda sono quelli di Vega
e se per caso perde non si rassegna
e anche ferito torna suuuu!

 

 

postato da DUCAERCOLE | 10:34 | commenti (3)

chi sono

Per rispondere a chi dice che in Italia non ci sono più IO SONO UN COMUNISTA

Finalmente una bolognese
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