mercoledì, ottobre 20, 2004

La mia esperienza è stata migliore, più tranquilla, meno cruenta.
Una manifestazione agitata ma quasi mai realmente pericolosa, forse ci hanno protetto le bandiere di partito.
Ma cmq ad alcuni anni di distanza rimane un ricordo indelebile e sentirne parlare come fa quetso ragazzo mi blocca ancora lo stomaco.
Leggete.

Roma, 18 ottobre 2004


Siamo partiti con un camper alla volta di Genova, era il 19 mattina. Lungo la strada mi accorgo di essere l'unico a non aver mai partecipato ad una manifestazione e subito mi sommergono di consigli su cosa fare e non fare mai.
Mi scopro ingenuo. Tutte le testimonianze lette sulle manifestazioni di Seattle e Napoli mi sembrano estremamente lontane, estranee al mio essere, al mio quotidiano. "Non fuggire mai da solo, altrimenti è la fine"... "Se ti fai male non farti caricare su di un'autombulanza, altrimenti sei finito" "Il limone sotto gli occhi e intorno la bocca, diminuisce gli effetti dei lacrimogeni, per gli urticanti invece non c'è nulla da fare".
Piu' tardi capirò. Leggere e ricevere consigli è molto differente dal trovarsi effettivamente nel panico più completo e dalla difficoltà di dovere gestire emozioni e la realtà percepita in una manciata di secondi. La differenza è enorme e spiegarla a parole è impossibile.
Questi e molti altri consigli mi ronzano in testa e non nascondo che la paura sale; il mio pensiero va alla mia allergia: che faccio se mi prende nel bel mezzo di una carica?
Arriviamo a Genova la sera e mi confortano le notizie che la manifestazione degli immigrati svolta durante il giorno è andata bene, nessuna carica, nessun tipo di violenza. Mi rilasso e penso che forse non sarà poi così terribile e che probabilmente i media hanno esagerato e enfatizzato la situazione per scoraggiare la partecipazione dei manifestanti.
Ci sistemiamo nella scuola dove si è stabilito già da giorni il GSF, l'Indymedia Center e tutte le altre testate e associazioni che si dedicheranno attivamente ai giorni di Genova.
Mi faccio fare il pass che mi darà l'accesso all'edificio del GSF come volontario dell'IMC.
La mattina di venerdì venti si parte alla volta dello stadio Carlini per "accodarci" alla manifestazione che partirà da lì. Mi danno un limone: "Non si sa mai". Mi trovo nuovamente a scontrarmi con una realtà che non mi appartiene e che violentemente e velocemente entra a far parte del mio essere.
Dal Carlini esce una moltitudine di gente di tutti i tipi, con ogni sorta di protezione. RIPETO: protezione, cartone, bottiglie rigorosamente di plastica fermate con lo scotch per proteggere spalle, braccia e gambe. Scudi di plexiglass per proteggere i manifestanti, maschere anti-gas e caschetti per proteggere la testa. Non ho visto spranghe o oggetti offensivi. C'erano anche le telecamere della Rai (credo) e spero che possano confermare tutto questo.
Prima che questa colorata sfilata partisse e mentre la gente era ancora all'interno dello stadio, ho sentito ripetere per almento tre volte al microfono (non so se fosse la voce di Casarini) la volontà di manifestare in maniera pacifica e non violenta e l'invito a non portare con sé nessun tipo di oggetto che potesse essere considerato un'arma (bastoni di bandiere, spranghe ecc...) altrimenti la manifestazione non sarebbe partita.
Saranno state le undici o giù di lì e siamo (parlo al plurale per includere i ragazzi con cui ho viaggiato ma soprattutto perché quando ero lì mi sentivo parte di un'unico grande "organismo") già in mezzo ad un fiume di gente colorata che intona canti popolari e di sinistra (persolmente la cosa mi è piaciuta molto, ma voglio mantenere la politica al di fuori del racconto, almeno per ora!). Subito dopo la prima curva si vedono le prime camionette della polizia che osservano impassibili il corteo sfilare. Sembra tutto tanquillo. Il corteo procede a singhiozzo, cercando di rispettare l'invito di rimanere il più compatti possibile per renderci meno vulnerabili. E' di nuovo la mia ingenuità a bussarmi: vulnerabili? Il definirci vulnerabili sottointende che qualcuno sta per attaccarci, o per lo meno si ha paura di questo. La mia confusione aumenta e io temo quello che non capisco.
Siamo sotto il sole e sotto tensione nervosa, anche per tutto quello che i media ci hanno "sparato" nei giorni precendenti al G8. Le bare portate a Genova, lo spazio fatto nelle carceri e negli ospedali, i servizi segreti, migliaia di forze dell'ordine, i cecchini negli appartamenti civili e tutto quello che i media ufficiali hanno largamente diffuso nei giorni precedenti al G-8; Questo è stato un vero e proprio attacco terroristico-informativo-mediatico contro la volontà e la libertà di manifestare sancita dalla Costituzione italiana.
Più il tempo passa e più la tensione cresce, capisco di essere molto nervoso, impaurito. 300/400 metri di fronte a noi (eravamo lungo la ferrovia, per chi c'era, ndr) leggermente spostato sulla destra si vedono due colonne di fumo nero. "I soliti cassonetti", sento dire. Telefonicamente ci facciamo dire cosa sta succedendo. Sembra che in giro stiano succedendo i primi disordini, ma che la nostra manifestazione sia ancora tranquilla. Continuo a ripetermi di non aver paura e che di certo la stampa e la televisione hanno solo voluto allarmarci. Si procede. Gli elicotteri continuano a seguirci passandoci sopra più e più volte. Ad un certo momento vedo distintamente una scia di fumo che parte dalla cima di un palazzo per finire in mezzo alle persone che sono alla testa del corteo. Essendo la strada leggermente in discesa ho visto chiaramente la scena.
La mia paura sono proprio quei lacrimogeni che mi hanno detto essere pericolosi per chi è allergico (in seguito scoprirò che non erano i lacrimogeni quello di cui dovevo aver paura). Io e un mio amico (con lo stesso problema allergico) decidiamo di tornare all'IMC sia per questo motivo che per dare una mano. Ci separiamo dal resto del gruppo tra mille raccomandazioni. Giriamo in direzione dell'IMC e lo spettacolo a cui assistiamo e' terrificante. Macchine bruciate e girate sottosopra per le strade. Cassonetti dati alle fiamme e la gente che scappa in ogni direzione. Sento gli spari dei lacrimogeni e in fondo ad un carrugio ne vedo anche il fumo. Sono confuso e impaurito, la mia mente non riesce ad elaborare tutte le informazioni che riceve, si chiede solamente il perché di tutto questo. Mi torna in mente l'avvertimento di non rimanere isolati e in piccoli gruppi (noi eravamo in due), panico. Ci guardiamo in giro con mille paranoie, ognuno che stava due passi dietro di noi era un nemico; in quei pochi minuti ho capito cosa è la paura.
Mi ferma un ragazzo con uno scooter e mi chiede come vanno le cose indicandomi la direzione della manifestazione: "Male, la tensione è alta e ci sono già casini". Il mio amico mi tira per un braccio rimproverandomi. "Non dare confidenza a nessuno, quello era uno della Digos". Un brivido mi percorre la schiena, maledetto ingenuo, quando crescerai? (solo oggi mi rendo conto della violenza psicologica subita). Venti metri più avanti la scena si ripete: "Come va?", rimango impietrito. "Non lo sappiamo", risponde il mio compagno trascinandomi via. In strada, oltre alla gente che scappava, era pieno di questi scooter che fermano la gente. A cento metri c'è la guerra civile (si sentivano anche delle esplosioni) e tu vai in giro beatamente senza casco?
Arriviamo su di una scalinata con in cima una balconata che affaccia sul percorso della manifestazione. Vediamo un numero inaudito di carabinieri che presidiano i due lati di una piazza, la manifestazione è diretta in quella direzione. Mi tornano in mente le letture di quanto successo a Napoli e contemporaneamente sento gridare "Li stanno chiudendo, stanno facendo come a Napoli".
Chiamiamo i nostri compagni che sono rimasti nel corteo per avvisarli ma hanno già deciso di continuare. Giungiamo stremati alla scuola dove le notizie arrivano in tempo reale. Il corteo è chiuso e li stanno "bombardando" di lacrimogeni. Siamo impotenti. Non ci rispondono più al telefono. Lo sconforto e la paura ci assale.
Entra nella mia vita, devastante come un pugno nello stomaco, il termine Black Block. Tenete bene in mente che io non sapevo né chi fossero né cosa facessero. Era la prima volta che vivevo una situazione del genere e la mia memoria storica è molto limitata. Mentre scrivo mi rendo conto di non aver capito molto di quello che stava succedendo.
Molte delle cose che ho visto e vissuta a Genova riesco a capirle sostanto ora che sto mettendo in ordine i pezzi del mosaico e che sto riacquistando lucidità. Quello che vi racconto è in ordine di come l'ho vissuto, le conclusioni saranno stilate alla fine. Soltanto ora che ascolto con rabbia e disprezzo le false e ridicole dichiarazioni di questo governo capisco cosa è successo e quello che potrebbe succedere.
I Black Block stanno mettendo a ferro e fuoco la città e ci sono diverse testimonianze (e filmati che ho personalmente visionato) che la polizia li ha lasciati fare. In compenso le forze dell'ordine stanno caricando i manifestanti. Tutti. Indistintamente. I lacrimogeni piovono come una tempesta. Cominciano ad arrivare i primi filmati dei coraggiosi ragazzi/e che hanno voluto contribuire alla memoria di quanto sta succedendo, trovandosi spesso nelle zone più "pericolose", rischiando anche la propria pelle. Alcuni di loro sono stati menati proprio per le telecamere. Se non fosse stato per loro adesso non protremmo testimoniare l'orrore che abbiamo vissuto a Genova. Dai primi filmati che arrivano vediamo i pestaggi dei manifestanti. Lacrimogeni sparati ad altezza uomo, senza nessun ritegno. Un vero e proprio massacro.
Naturalmente di tutto questo non si vede niente in televisione e sui giornali. Ci sentiamo soli, isolati dal mondo intero, abbandonati al nostro destino di essere etichettati come "eco-terroristi" rivoluzionari. "Basta guardarli in faccia per vedere che sono tutti dei drogati", dichiara Fede al tg4. Uno sconforto unito a rabbia indescrivibile mi assale, comincio a farmi un quadro della situazione. Arrivano le prime voci di infiltrati tra i carabinieri e che le forze dell'ordine li hanno lasciati agire indisturbati per poi caricare e sparare lacrimogeni sui manifestanti. Si, ci saranno anche i violenti, ma quello che ci è chiaro è che non c'è nessuna intenzione di fermarli, di isolarli.
Personalmente non condivido la violenza, ma dopo quello che ho visto non la criminalizzo: non tutti abbiamo la stessa testa e diamo la stessa lettura di quello che viviamo, del mondo intero. Non tutti abbiamo le stesse esperienze di vita, la stessa sensibilità ed emotività. Se la violenza non fosse altro che la risposta di chi si sente impotente ai soprusi, si sente impotente e schiacciato da questo sistema capitalista alienante e alienato che ci vorrebbe tutti sottomessi e abituati alla ormai totale mancanza di libertà? Non tutti godiamo delle stesse pari opportunità tanto decantate e delle inutili "comodità'" di questo sistema. Spesso veniamo isolati, etichettati per un taglio di capelli o per una maglietta sdrucita e sporca. Beh, di questa gente bistrattata dal mondo e dalla società benpensante e perbenista ne erano piene le strade. Tutti in piazza a difendere i diritti e le libertà che ci vengono quotidianamente negate, nascoste. Tutti gli altri, i "fighetti", erano in poltrona a puntare il dito contro "i violenti", senza neanche sapere quello che è realmente successo. Questo sistema ci insegna che il "diverso" è cattivo, da isolare. Che chi non ha la camicia firmata non è rispettabile. Ci hanno messo gli uni contro gli altri. E questo è il risultato di Genova. A Genova siamo stati tutti attori non protagonisti, comparse. Ci hanno testato, hanno voluto vedere fino a che punto possono spingersi. Hanno voluto testare il nostro grado di consapevolezza di massa, il grado di consapevolezza di quello che stanno commettendo alle nostre spalle.
Arrivano le notizie di veri e propri massacri, arresti e moltissimi feriti. Vedo le immagini e inorridito continuo a non capire cosa succede. overo ingenuo, credevi in qualcosa che ormai non esiste più: la pace e la libertà. Vi assicuro che chi non ha mai vissuto certe cose non potrà mai lontanamente capire cosa vuol dire trovarsi in certe situazioni. Non riesco a farmene una ragione, provo rabbia infinita, sconforto, sono tutt'ora terrorizzato e la vista di una divisa o il rumore di un elicottero mi spaventano. Ma per capire cosa è successo bisognava essere lì, anche se neanche questo garantisce la giusta lettura dell'accaduto, cosa di cui sono giorno dopo giorno sempre più consapevole. Tutto è stato studiato a tavolino, compreso il mio stato d'animo.
Arriva la voce che un'infermiere del GSF è stato ferito, abbiamo le immagini. Dal filmato si vede chiaramente il volontario fermo ai lati di una strada che guarda la manifestazione; da dietro arriva un poliziotto e lo colpisce in testa. Perché? Vado davanti all'infermieria a chiedere. Inutile, il caos regna sovrano. Gli infermieri volontari del Gsf hanno delle magliette bianche con sopra disegnata a mano una grossa croce rossa, sono inoltre muniti di tesserino di riconoscimento. Arriva un ragazzo di Roma, anche lui infermiere volontario, che racconta. Ce l'hanno con loro, li stanno prendendo di mira. Arriva il filmato di un'altro infermiere picchiato brutalmente dentro una cabina telefonica. Il "romano" ci racconta che la polizia, "gli sbirri" stanno malmenando anche loro, soprattutto loro e chiunque si avvicini per soccorrere i compagni feriti. L'infermiere ad ogni arrivo in ospedale (alcuni hanno dovuto portarli lì per le condizioni disperate) veniva fermato ed identificato. Molti dei ragazzi che vengono caricati dalle "autoambulanze ufficiali" vengono direttamente portati in questura, altri vengono prelevati direttamente dall'ospedale o piantonati. Forse per questo ce l'hanno con loro, i "nostri" ragazzi non chiedono i documenti a nessuno, ti curano (se possono) e basta.
In questi giorni apprendo dai giornali un'altra orrenda pratica attuata in quei giorni negli ospedali di Genova. Il T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio). C'è un'ordinanza di riempire di psicofarmaci tutte quelle persone che si lamentano troppo delle botte che hanno preso. Incredibile.

L'ASSASSINIO
A metà pomeriggio, la tragedia. Arriva la notizia di un morto, anzi due. Le notizie sono confuse. Ormai la situazione è degenerata. Un manifestante ucciso da un sasso da un'altro manifestante. Piango. Man mano che il tempo passa la situazione si fa sempre più chiara fino ad arrivare alla triste verità che oggi tutti conosciamo: un giovane manifestante è stato UCCISO da un giovane carabiniere di leva. Il G8 ha le sue prime vittime, se prime si possono definire. Coraggiose e apprezzabili le parole del padre che difende il giovane militare come vittima anch'egli del 'sistema'. Le condivido. Ma la sofferenza che mi porto dentro non mi farà mai giustificare l'utilizzo di un'arma da fuoco. Nonostante la giovane età credo che a 20 anni si sia consapevoli che sparare è uguale ad uccidere. Era terrorizzato per quello che stava succedendo? Beh, forse anche Carlo lo era, forse lo era molto di più di un carabiniere che indossa la divisa. Questo non toglie il fatto che anche lui sia una vittima, come lo siamo tutti del resto, solo che molti non ne sono consapevoli, anzi si sentono ben protetti da questo sistema sempre più repressivo e poliziesco.
Ormai è notte e io ho completamente perso la cognizione del tempo (che oggi, dopo 5 giorni, non ho ancora riacquistato). Non riesco a spegnere il computer, sto ancora visionando le foto dell'assassinio all'interno della scuola di via Cesare Battisti. Infine crollo e mi infilo nel mio sacco a pelo distrutto da una giornata al limite dell'immaginabile. Mi addormento sapendo che il giorno seguente sarà qualcosa di terribile.
Mi sveglia il rumore degli elicotteri, mai così numerosi e vicini al nostro HQ. La manifestazione passa in Piazzale Kennedy che è a pochi metri in linea d'aria da dove ci troviamo. Mi vesto e andiamo subito in strada, c'è odore di bruciato, mi avvio con la macchinetta fotografica verso la balconata che dà sul lungomare (da dove si vede piazzale Kennedy. e i tendoni del centro accoglienza del GSF).

La manifestazione procede e subito dopo la piazza si intravede un massiccio schieramento delle forze del (dis)ordine. Vedo agitazione all'inizio del corteo che è quasi vicino a svoltare sulla sinistra per proseguire nel suo cammino. Comincia il lancio dei lacrimogeni, alcuni sono multipli. Ho visto gente con le ustioni sulle braccia causate dai gas urticanti. Il corteo è chiuso, davanti e dietro e la gente è impazzita, molti cominciano a salire la scalinata che porta sulla balconata dove mi trovo. Scappo, torno all'Imc e racconto ciò che ho visto.
Un ragazzo inglese, mi chiede di salire in terrazzo per dare l'allarme in caso di arrivo dei carabinieri o della polizia. Dalla terrazza vedo molta gente di ritorno, sfinita. Molti dei ragazzi che vedo arrivare sono quelli che dormiranno nella Diaz. Sono stato lì per un paio d'ore, fino a quando l'aria era talmente rarefatta da essere irrespirabile. Me ne accorgo dal bruciore agli occhi. Torno all'interno dell'edificio avvertendo di chiudere le finestre. Con me sulla terrazza c'è anche una ragazza che presidia l'angolo opposto dell'edificio. Anche lei scappa insieme a me coprendosi gli occhi e la bocca. L'effetto dura fortunatamente solo un paio di minuti. La gente che ho visto di ritorno dalle manifestazioni fino al momento che sono stato affacciato non portava con se nessun tipo di oggetti che potevano essere usati come armi. Nessuno. Tengo a precisare che la gente che era all'interno dell'Imc avrebbe comunque reagito o segnalato se avesse visto gente 'strana' con 'strani' oggetti. Per lo meno sarebbe girata la voce all'interno del centro. Ne sono sicuro.
Continuo a fare avanti e indietro tra la sala dei montaggi video e quella dei computer per leggere gli aggiornamenti via Internet. Ho anche dato una pulita al bagno del piano dove abitualmente soggiorno. Le immagini e le notizie che leggo sono drammatiche, i feriti e gli arresti si moltiplicano, insieme alle notizie delle barbarie che subisce la gente che viene arrestata. Allucinante, siamo in guerra. Penso: verra' fuori tutto questo? saremo i soli a pagarne le conseguenze? il nostro sacrificio fisico, mentale e psicologico servirà a svegliare la gente? verranno denunciati e resi pubblici tutti questi soprusi, barbarie e raggiri degni del miglior complotto mai disegnato?
Siamo caduti in una trappola, ci siamo dentro tutti. Manifestanti, black block, la gente che assiste alle scene in televisione e legge i giornali, forse le stesse forze del (dis)ordine. Credo che in alcuni momenti ho rischiato il collasso, una crisi di nervi, la pazzia. Sono due giorni che non faccio un pasto, non dico decente ma sufficiente, eppure non ho fame. Sono tre giorni che non faccio una doccia. La sera io e un'altro ragazzo di Roma decidiamo di averne abbastanza di questa esprienza, siamo esausti, distrutti. Ci comunicano gli orari dei treni. Prepariamo gli zaini, arrotolo per l'ultima volta il mio sacco a pelo nuovo di zecca, comprato giust'appunto per questa 'fantastica' esperienza. Tutto è pronto, il treno, se non ricordo male parte all'1 e 15. Vado in bagno per lavarmi i denti e cambiarmi i panni sudati e sporchi. Apro l'acqua e sento gridare: "Sono qui, chiudete il cancello".
Sono qui? Chi?
Corro nell'aula dove dormiamo che affaccia su via Cesare Battisti. Dei poliziotti stanno letteralmente massacrando un ragazzo per strada. Lo lasciano in terra e si avviano a forzare il cancello della Diaz. Sono tantissimi, la strada è bloccata su entrambi i fronti da camionette e jeep.
"Chiudiamo le porte!", dò una mano a spostare le scrivanie, sedie e tutto quello che troviamo per barricare la porta del nostro piano. E la gente degli altri piani? E la gente nella scuola di fronte? Ci infiliamo tutti (quelli presenti in quel piano) nella stanza dove RadioGap è ancora in onda. Dalla scuola di fronte arrivano urla disumane. Urlano, come mai avevo sentito urlare. Li stanno massacrando. Io sono pietrificato. Prendo un sacco a pelo e me lo metto sulle spalle. Che credo di fare? Lo tolgo subito.
"Stanno entrando, sono qui!"
Cosa passa per la testa di una persona che sente urla di orrore e dolore a 10 metri di distanza e sente la polizia che sta sfondando la porta del piano? Non lo so, non me lo ricordo. So solo che ancora sono spaventato, spesso piango, ho il fiato corto, non riesco a mangiare e che ogni qualvolta sento il rumore di un'elicottero o vedo una divisa mi sento male per il turbine di emozioni e ricordi che mi travolgono. Ancora non riesco a capire.
"Stiamo calmi, alziamo le braccia, non stiamo facendo niente!"
Entrano. Dopo i primi attimi di paura e di studio reciproco qualcuno va a parlare con loro. Siamo al telefono con Agnoletto, dice che sta arrivando. La polizia, con i manganelli in mano e le bandane sotto il casco, dice che non ci toccherà. Dopo poco se ne vanno. Di quei minuti ho i ricordi un po' confusi. Siamo tutti terrorizzati ma siamo tutti illesi.
Le urla provenienti dalla scuola di fronte continuano. Ci affacciamo tutti alla finestra dove assistiamo a scene terrificanti: cominciano a sfilare sotto i nostri occhi le barelle con gente massacrata. Ne abbiamo contate più di una cinquantina. Alcuni erano in condizioni disastrose, con gli occhi girati, completamente inermi. Escono i primi arrestati. Vediamo anche due sacchi neri trasportati fuori dalla scuola. Gli gridiamo che sono dei "fascisti assassini" fino a che la voce ci regge.
Quello che i miei occhi hanno visto in quella notte non ha nessuna altra connotazione. E' la storia che ce lo insegna. E' stata un'azione vergognosa, squadrista, messa in atto da forze del (dis)ordine fasciste e senza scrupoli. Erano chiaramente visibili la loro sicurezza, la loro determinazione e la loro carica violenta. Si sentivano sicuri, protetti, in grado di poter fare quello che volevano. Molti di loro ridacchiavano malignamente come a prendersi gioco di noi.
Finito il massacro e mentre le barelle ci passavano davanti, "gli sbirri" sono schierati di fronte al cancello per non permettere a nessuno di entrare. Ci hanno provato in molti inutilmente: avvocati, deputati, giornalisti, lo stesso Agnoletto che nel frattempo è arrivato. Venivano derisi.
Un'elicottero era fermo a pochi metri d'altezza dalla scuola. Ci puntava un faro accecante addosso, soprattutto alla gente che era in strada. Forse per disturbare le riprese delle telecamere. Io ho assistito a tutto dalle finestre del secondo piano. Impietrito. Sottolineo: era chiaro che si sentivano tutelati. Saranno state le 2,30 o le 3 quando sono andati via. Molti di noi sono entrati nella scuola per vedere, cercare, soccorrere. Io non ce l'ho fatta. Sono riuscito ad entrare nella 'scuola dell'orrore' solo la mattina successiva. Mi sono fatto coraggio, dovevo vedere.
Le immagini del sangue e della distruzione attuata in quella scuola forse le avete viste, io le ho vissute. C'era sangue per tutti e tre i piani dell'edificio. Sono arrivati fino all'ultimo piano, non hanno risparmiato nessuno. C'era sangue ovunque. Facce stampate sui termosifoni, sugli angoli dei muri, sugli armadietti della scuola. Ho visto bossoli di lacrimogeni. Ma quali armi, quale resistenza. Sono entrati con la chiara intenzione di fare una spedizione punitiva. Un'esecuzione. Sono entrati mentre dormivano e hanno massacrato tutti i presenti. Per chi non lo sapesse o non lo avesse percepito dalle immagini, quella scuola era in ristrutturazione, era un cantiere. Molto del materiale "pericoloso" sequestrato era lì perché c'erano, e ci sono ancora, lavori in corso. Un'altra cosa ridicola è che il materiale sequestrato aumenta ogni giorno che passa.
In quei giorni di Genova ho sentito molte testimonianze, visto filmati e vissuto sulla mia pelle l'orrore. Chi non c'era e spara sentenze almeno rispetti la gente che era lì per manifestare i soprusi che TUTTI stiamo subendo. La globalizzazione non ha colori politici, anche se tra i manifestanti c'era poca gente facente parte dell'elettorato di questo governo, anzi sono quelli che in questi giorni continuano a difenderne l'operato. Le azioni di polizia e questo governo hanno avuto un comportamento che storicamente può essere associato solo ai fascisti o all'operato di Pinochet in Cile. Hanno dimostrato chi sono. Stanno cercando un colpevole, stanno criminalizzando le tute nere. Destra e sinistra ce l'hanno con loro. Noi dobbiamo denunciare quanto successo a Genova e i diritti costituzionali che sono stati e vengono tutt'oggi violati. Le forze dell'ordine stanno compiendo vere e proprie persecuzioni alla gente che era lì. Dobbiamo denunciare questo processo di globalizzazione che oggi è in mano ad un governo fascista che ne amplifica a dismisura il suo effetto devastante.
Questo movimento non dovrebbe avere un solo colore politico, non dobbiamo dare ai veri burattinai del sistema un nemico da combattere.
GLOBALIZZIAMO LA PROTESTA. Ora dobbiamo lottare perché tutto questo venga alla luce del giorno. Ora dobbiamo lottare perché le ingiustizie e le violenze di Genova vengano denunciate. Chi difende e accetta quello che è successo a Genova è colpevole nella stessa maniera di chi ha compiuto degli atti fascisti. Questo governo e questa situazione mi spaventano, ma mi spaventa ancora di più la massa ignorante che legittima quanto avvenuto. Questo è inaccettabile e ingiusto. Non cadiamo nel qualunquismo e nella criminalizzazione dei carabinieri. Se non fossero stati loro il motivo per attuare la repressione, lo avrebbero trovato ugualemente. A Genova è stato attuato un vero piano di terrore e di violenza. Tutti siamo vittime. hi crede che la globalizzazione non lo riguardi è ignorante e colpevole. Chi crede che la globalizzazione non lo riguardi è uno zombie, un parassita di questa società, contento di avere il telefonino e la macchina lucida e un pasto caldo tutte le sere. Questo gli basta. Questo lo ha ucciso, lentamente, senza spargimento di sangue.
Noi eravamo in piazza anche per te, ma forse sei senza speranza. Ma noi crediamo anche nei miracoli.
W la libertà!

ArKymedeZ






















































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lunedì, ottobre 18, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MAGARI CI FOSSE SOLO QUESTA

postato da DUCAERCOLE | 10:04 | commenti (1)


venerdì, ottobre 15, 2004

L'8 ottobre del 1967 in Bolivia viene assassinato Ernesto Che Guevara che insieme a Fidel Castro rappresenta nel mondo e nell'immaginario collettivo di milioni di esseri umani l'immagine della Rivoluzione Cubana. Oggi non vogliamo ricordare il Che nel modo classico, ma nell'attualità della lotta contro l'imperialismo che quotidianamente il popolo di Cuba combatte, con mille difficoltà ma con la lucidità e la perfetta consapevolezza che fuori dal processo rivoluzionario per Cuba, e per ognuno di loro, non esiste salvezza.
Vogliamo ricordare il Che nella lotta più che quarantennale del popolo cubano contro l'embargo iniquo e illegale degli Stati Uniti. Quell'embargo contro il quale anche Guevara ha combattuto e lottato nel corso della sua vita. Un embargo che proprio in questi giorni è stato rafforzato e reso ancor più tragicamente fuori dalla storia del mondo e dei popoli civili e democratici. L'Amministrazione americana, di fronte alla richiesta portata avanti con grande determinazione e lucidità da un numeroso gruppo di intellettuali di tutto il mondo, che chiedono all'Unione Europea di sospendere le ingiuste e ingiustificabili sanzioni contro Cuba, ne approfittano, grazie anche alla sudditanza europea ai voleri di Washington, per rendere illegale la vendita di sigari cubani negli Stati Uniti, non solo per i cittadini americani ma anche per i residenti speciali che sono in possesso di una green card.
Le sanzioni a danno dei cittadini americani, che vivono in una democrazia da esportazione sui cingoli dei carri armati, rischiano multe fino a 250.000 dollari per godersi un buon sigaro oppure un milione di dollari per le imprese che non vorranno assoggettarsi a non comprare i migliori sigari del mondo. Una situazione irreale e comica se non fosse invece drammaticamente e tragicamente reale.
Anche questo dimostra come oggi Cuba continui ad essere un'ossessione per gli americani. A Cuba non viene ancora perdonato di esistere e di rappresentare concretamente che un "altro mondo è possibile", che un altro modo di vivere e di progettare il proprio futuro è possibile, anche a poche miglia dall'imperialismo americano.
Oggi 8 ottobre 2004, a 37 anni dalla morte di Ernesto Guevara detto il CHE, il modo migliore di ricordare la figura di questo combattente per la libertà è quello di continuare con sempre più forza e determinazione a batterci contro il blocco economico americano e contro chi, anche in Italia e purtroppo anche a sinistra, pensa che la rivoluzione cubana sia finita e che sia giunto il momento di consegnare Cuba ad avventurieri pagati dal Dipartimento di Stato americano.
Noi la pensiamo perfettamente al contrario di questi signori e continueremo a batterci per la fine dell'embargo e perché Cuba sia libera di decidere il proprio destino, malgrado l'imperialismo a stelle e strisce.






postato da DUCAERCOLE | 14:34 | commenti (1)


giovedì, ottobre 14, 2004

Pdci Bologna: Cofferati ha ragione sui rincari di HERA. E’ l’effetto delle privatizzazioni

In merito ai rincari del 3.5% sull’acqua e del 2.5% sulla tariffa dei rifiuti annunciati da HERA nel suo piano aziendale, i comunisti Italiani condividono completamente le posizioni espresse dal Sindaco Cofferati.

Hera, difatti, realizza un fatturato elevatissimo per i suoi servizi che ovviamente è in larga parte frutto del pagamento delle bollette di acqua, rifiuti e gas.

E’ ovvio che un rincaro di questo tipo andrebbe ad incidere sui cittadini in maniera pesante, soprattutto sui molti pensionati, operai e impiegati che già faticano ad arrivare alla fine del mese.

A poco più di un anno dal collocamento in Borsa, è avvenuto quanto temevamo, ovvero l’aumento pesante delle tariffe. Questo per remunerare il capitale privato attraverso i dividendi, in un contesto in cui il socio pubblico, per quanto maggioritario, non ha concretamente il controllo sulle politiche tariffarie: sono gli effetti della privatizzazione

A tal proposito ribadiamo, il nostro no alle privatizzazioni e proseguiremo con una raccolta firme su una petizione regionale in cui si chiede che nelle società multiservizi sia assicurato un forte ed effettivo ruolo pubblico, in particolare nella definizione delle politiche tariffarie , occupazionali, della ricerca, dell'innovazione, degli investimenti e della tutela ambientale; ridurre il danno oggi, per mantenere aperta una prospettiva di ripubblicizzazione dei servizi locali

Claudio Adelmi

postato da DUCAERCOLE | 16:23 | commenti (1)


venerdì, ottobre 01, 2004
SU rai tre stanno facendo un programma, in cui alcune vecchie Mondine tornano nelle risaie dove vivevano e lavoravano a quindici anni.
Anche quella è una biografia, fatta di bei ricordi e di schiene piegate.
Una donna di settantanni si è emozionata ricordando un bacio dato al suo "moroso" di più di 50 anni prima.
Il tutto contrasta con l'incazzo che mi ha fatto venire lo zapping precedente in cui sono passato su "RAMBO TRE".
Ora non so se qualcuno lo ha mai visto ma qui i buoni sono i nobili e altruisti TALEBANI, che combattono una guerra santa e giusta per la democrazia...
Che bello che c'è Bush al mondo.
MA COME SI FA A NON ESSERE OTTIMISTI?
postato da DUCAERCOLE | 00:25 | commenti

chi sono

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