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venerdì, luglio 30, 2004 COSSUTTA A LA STAMPA
«BERTINOTTI VUOL SABOTARE PRODI» Fabio Martini Roma, 29 luglio 2004 Seduto in "Corea", salone appartato di Montecitorio, Armando Cossutta indica l'occhiello della giacca: "Sono rimasto l'unico qui dentro che può fregiarsi di questo distintivo…". Il distintivo è quello del Corpo volontari della libertà e il vecchio Armando sente di doversi richiamare alla stagione partigiana perché "certo, non c'è lo squadrismo in Italia ma la situazione nel Paese si sta aggravando e in questo clima all'opposizione c'è ancora chi fa le pulci e si esercita in sciacallaggi…". Da sei anni Armando Cossutta è il presidente del Pdci, il partito nato da una costola di Rifondazione proprio nei giorni in cui Fausto Bertinotti decise di togliere l'appoggio al governo Prodi. Presidente Cossutta, ma lei ci crede? Bertinotti ha detto di essere pronto a correre "contro" Prodi in eventuali primarie… "Non mi interessano gli aspetti formali della vicenda. Vedo con piacere che Bertinotti si propone come uno dei candidati…" Con piacere? "Sì, con piacere. Perché se Bertinotti è candidato, significa che si propone alla guida del centro-sinistra. Dunque, Rifondazione non è più forza a latere, di sostegno, ma sta dentro. Organicamente. È un partito del centro-sinistra". Per ora, quella di Bertinotti, è una disponibilità, un'ipotesi e lei già lo ingabbia… "Non io. Scusi, ma le primarie servono o no a determinare una leadership? Se il segretario di Rifondazione decide di partecipare a questa competizione non c'è più - come finora - il centro-sinistra più Rifondazione. Ma qualcosa di diverso". Dentro la coalizione ma alternativo a Prodi, anzi l'unico politicamente alternativo a Prodi. Una bella mossa, quella di Bertinotti, non le pare? "Leggo le motivazioni con le quali immagina di candidarsi e constato che Bertinotti non riesce a liberarsi della tenace sua ostilità nei confronti di Prodi. Il fatto che a candidarsi contro Prodi sia lo stesso che lo ha buttato a ramengo, fa capire che c'è qualcosa che non torna". Tra Prodi e Bertinotti lei con chi sta? "Ho già detto - e non da oggi - che è ora di finirla con le esitazioni. Abbiamo un leader, Romano Prodi e con lui si parte per la battaglia. Non si può lasciare il grande mondo della sinistra senza una guida". Prodi non è un uomo di estrema sinistra… "certo che no, ma è una personalità democratica e progressista e in ogni caso non vedo soluzioni più valide". Nell'intervista in cui si "candida" contro Prodi, Bertinotti non sembra sollevare una questione personale, tutt'altro… "E invece a me pare vero il contrario: nelle argomentazioni del segretario di Rifondazione c'è ostilità alla figura e alla politica di Prodi". Candidandosi alle primarie, Bertinotti non lancia un'"Opa" su tutta la sinistra alternativa, ponendosi come unico vessillo? "Non mi dilungherei sul carattere strumentale e propagandistico della sua proposta". E i Ds? Come sopporterebbero la doppia ribalta per Prodi e Bertinotti e loro a far da gregari? Alla fine queste primarie non si faranno, non crede? "Io mi auguro che si facciano, anche se mi rendo conto che certi exploit potrebbero creare problemi. L'autocandidatura di Bertinotti potrebbe essere avanzata per spingere i Ds ad una differenziazione, puntando a far saltare Prodi". Ma davvero lo strappo del 1998 non si è più ricucito? "Sarà la storia a giudicare quel che accadde nel 1998. io ritengo che la decisione di Rifondazione di ritirare l'appoggio al governo Prodi abbia rappresentato la più grave sciagura del dopoguerra per il mondo progressista". Perché Bertinotti staccò la "spina"? "La valutazione critica verso il governo era comprensibile e per certi versi condivisibile. Ma sentirsi parte di una maggioranza non era questione decisiva per Bertinotti, lui voleva liberarsi di una responsabilità. Tra l'altro credo anche che avesse fatto un calcolo sbagliato…" Quale? "Probabilmente lui pensava che alla fine il governo Prodi non sarebbe andato sotto. Bastava un voto in più, il governo era salvo e lui si era "salvato l'anima"". martedì, luglio 20, 2004 Se non fosse stato per un articolo sull'unità me ne sarei scordato, oggi è il 20 di luglio.
Oggi è morto Carlo Giuliani e proprio ieri sera come se la testa volesse tornare a Genova ci siamo raccontati quei giorni, le fughe e la paura nel vedere piazzale Kennedy, i container la mattina del sabato e l'inquietudine nell'indicarci piazza Alimonda. Sia chiaro non voglio celebrare nessuno con questo post, solo ricordare alcuni giorni importanti della mia formazione e vita, e ricordare anche un ragazzo che forse non era il grande rivoluzionario di cui si parla ma sicuramente non doveva finire così lunedì, luglio 12, 2004 L'Appello per la Cap Anmur e i suoi passeggeri ed equipaggio: Inondiamo di e-mail il ministero dell’Interno
di red. Sono 37, trentasette uomini in fuga dall’orrore che devasta la loro terra. Sono fuggiti nella speranza di trovare un po’ di pace altrove. Accoglierli non costerebbe molto a chi non «vive» come loro con due dollari al giorno. Avremmo dovuto offrire solidarietà ed invece da più di venti giorni li abbiamo abbandonati al largo delle nostre coste. Un governo armato di motovedette e di burocratico cinismo si nasconde dietro la maschera di una inopportuna, crudele legalità degna di essere difesa in ben altre occasioni. Ai lettori, ai movimenti e alle associazioni rivolgiamo un appello: inondiamo di e.mail il sito del ministero dell’Interno. Facciamo sentire che l’Italia non è solo quella di Bossi-Fini e Berlusconi. Scrivere a ufficiostampa@ministero.it oppure compilare il messaggio direttemente sul sito del ministero venerdì, luglio 09, 2004 Anche il Congresso americano dice no alle nuove sanzioni contro Cuba.
Non lo fa certo per una rinata umanità, piuttosto perchè si sono resi conto che le sanzioni non fanno che aumentare il peso politico del Leader Maximo e i suoi consensi. Tuttavia indipendentemente dai motivo che hannospinto a bocciare l'ennesimo irrigidimento sono felice dle risultato. 40 anni di embargo per la paura e l'ignoranza del popolo americano nei confronti di una piccola isola. giovedì, luglio 08, 2004 ANCHE I FIGLI DI BERLUSCONI SONO SOTTO INDAGINE
A quanto pare tutta la famiglia non gode di un particolare attaccamento alla legge. Si perchè anche il buon Piersilvio e Marina Berlusconi sono indagati da alcuni mesi per riciclaggio e ricettazione dalla procura di Milano, nell'ambito dell'inchiesta sui diritti cinematografici acquistati da MEDIASET in america. Ma indovinate un po' la procura americana sta creando delle difficoltà ai giudici milanesi, nell'ambito di alcune rogatorie. Non sarà che il buon Bush stia ripagando così il suo piccolo amico italiano? mercoledì, luglio 07, 2004 PICCOLE SODDISFAZIONI
La sentenza della Prima sezione penale della Cassazione Strage di Bologna, Gelli condannato a 10 anni L'ex 'venerabile' giudicato colpevole di calunnia aggravata in riferimento ai depistaggi sulla strage nel capoluogo emiliano dell'agosto dell'80 Roma, 7 lug. - (Adnkronos) - Licio Gelli e' stato condannato definitivamente a dieci anni di reclusione per calunnia pluriaggravata in relazione ai depistaggi sulla strage di Bologna. Lo ha stabilito la Prima sezione penale della Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dal legale dell'ex Venerabile contro la sentenza della Corte d'appello di Milano del luglio 2003. Gelli, 85 anni, agli arresti domiciliari per la bancarotta del Banco Ambrosiano (la pena e' ormai stata scontata definitivamente) dovra' dunque ora scontare la condanna per calunnia in relazione alla strage del 2 agosto dell'80. A fare scattare la condanna per l'ex capo della Loggia 'Propaganda 2', le dichiarazioni sugli esecutori della strage bolognese. Secondo Gelli i responsabili andavano ricercati tra i neofascisti di matrice internazionale, ma la Corte d'assise del capoluogo emiliano aveva stabilito che gli esecutori erano i neofascisti italiani. Di qui la condanna per calunnia. ''Massimo rispetto per la decisione ma in questo modo - dice l'avvocato Michele Gentiloni - la Cassazione ha dato al presidente francese il potere giuridico di annullare una decisione del governo svizzero che aveva detto no all'estradizione di Gelli''. Come spiega ancora il legale dell'ex Venerabile agli arresti domiciliari a Villa Wanda, ''la Svizzera aveva negato l'estradizione di Gelli (la Francia lo aveva invece consegnato all'Italia) per cui sostenevano che data la decisione del governo elvetico Gelli non potesse essere condannato per calunnia nel nostro Paese. La nostra tesi era fondata'', insiste Gentiloni. Gelli, che per il rigetto del ricorso e' stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, continuera' quindi a scontare la pena a dieci anni nella sua abitazione aretina. PICCOLE SODDISFAZIONI
La sentenza della Prima sezione penale della Cassazione Strage di Bologna, Gelli condannato a 10 anni L'ex 'venerabile' giudicato colpevole di calunnia aggravata in riferimento ai depistaggi sulla strage nel capoluogo emiliano dell'agosto dell'80 Roma, 7 lug. - (Adnkronos) - Licio Gelli e' stato condannato definitivamente a dieci anni di reclusione per calunnia pluriaggravata in relazione ai depistaggi sulla strage di Bologna. Lo ha stabilito la Prima sezione penale della Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dal legale dell'ex Venerabile contro la sentenza della Corte d'appello di Milano del luglio 2003. Gelli, 85 anni, agli arresti domiciliari per la bancarotta del Banco Ambrosiano (la pena e' ormai stata scontata definitivamente) dovra' dunque ora scontare la condanna per calunnia in relazione alla strage del 2 agosto dell'80. A fare scattare la condanna per l'ex capo della Loggia 'Propaganda 2', le dichiarazioni sugli esecutori della strage bolognese. Secondo Gelli i responsabili andavano ricercati tra i neofascisti di matrice internazionale, ma la Corte d'assise del capoluogo emiliano aveva stabilito che gli esecutori erano i neofascisti italiani. Di qui la condanna per calunnia. ''Massimo rispetto per la decisione ma in questo modo - dice l'avvocato Michele Gentiloni - la Cassazione ha dato al presidente francese il potere giuridico di annullare una decisione del governo svizzero che aveva detto no all'estradizione di Gelli''. Come spiega ancora il legale dell'ex Venerabile agli arresti domiciliari a Villa Wanda, ''la Svizzera aveva negato l'estradizione di Gelli (la Francia lo aveva invece consegnato all'Italia) per cui sostenevano che data la decisione del governo elvetico Gelli non potesse essere condannato per calunnia nel nostro Paese. La nostra tesi era fondata'', insiste Gentiloni. Gelli, che per il rigetto del ricorso e' stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, continuera' quindi a scontare la pena a dieci anni nella sua abitazione aretina. domenica, luglio 04, 2004 Dialettica di governo. Tremonti: «Si è trattato di un errore tecnico e solo chi non capisce niente di economia può dire che i numeri sono falsi». Fini: «Se io non capisco niente di economia, tu non capisci un c... di politica».
Corriere della Sera, 3 luglio sabato, luglio 03, 2004 CRISI!
Tremonti si è dimesso, e questa volta anche con tutta la buona volontà Berlusconi farà veramente fatica a negare che la crisi di governo c'è ed è evidente. Elezioni anticipate, la strada da percorrere. Torniamo alle urne per eleggere un nuovo parlamento e un nuovo premier, anche se per noi adesso sarà difficile creare in tempi brevi una coalizione forte e che regga. A pensarci sarei contento di avere nuove elezioni, am mi spaventa la discussione interna al listone che ancora non si chiude, mi spaventa l'ambiguità di Bertinotti e Rifondazione, che già una volta hanno fatto saltare tutto. Insomma speriamo nelle elezioni ma con le dita incrociate dietro la schiena CRISI!
Tremonti si è dimesso, e questa volta anche con tutta la buona volontà Berlusconi farà veramente fatica a negare che la crisi di governo c'è ed è evidente. Elezioni anticipate, la strada da percorrere. Torniamo alle urne per eleggere un nuovo parlamento e un nuovo premier, anche se per noi adesso sarà difficile creare in tempi brevi una coalizione forte e che regga. A pensarci sarei contento di avere nuove elezioni, am mi spaventa la discussione interna al listone che ancora non si chiude, mi spaventa l'ambiguità di Bertinotti e Rifondazione, che già una volta hanno fatto slatare tutto. Insomma speriamo nelle elezioni ma con le dita incrociate dietro la schiena |
chi sono Per rispondere a chi dice che in Italia non ci sono più IO SONO UN COMUNISTA Finalmente una bolognese » Altri Resistenti » LA ZIA » A.N.P.I. » 7 fratelli » Mina, non la cantante » Misteri Italiani e non » La memoria » Quella che non sei » Jack L'uomo della folla » Compagno Dom » entra nel FIGHT CLUB » Keons Calling » Alzataconpugno » Elfa scura e comunistissima » SABOTATORE » Lei non è Comunista ma resiste lo stesso :-) » Se vi va scrivetemi ![]() BLOG IN CUI SCRIVO » AGLIO il partito possibile » Biografia di nessuno CHE TEMPO FA A BOLOGNA |