martedì, gennaio 27, 2004
Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la seguente legge
Art. 1
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetti i perseguitati.
Art. 2
In occasione del "Giorno della memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addì 20 luglio 2000
CIAMPI AMATO, Presidente del Consiglio dei Ministri
lunedì, gennaio 26, 2004
Dick Cheney ha detto "Voglio ringraziare il popolo italiano per il sostegno che dà agli Stati Uniti" riferendosi alla guerra in iraq e alla lotta al terrorismo che gli americani dicono di intreprendere. Be io devo dare una brutta notizia al nostro Dick, il popolo italiano non vi da nessun sostegno, il popolo italiano ha manifestato contro la vostra guerra, ed è sceso in piazza contro le vostre decisoni, ha fernmato i treni con le vostre armi. L'italia non ne vuole sapere di essere vostra complice in questa follia, l'unico vero vostro amico è il vostro schiavetto stirato.
sabato, gennaio 24, 2004
BANDIERA ROSSA
Avanti o popolo alla riscossa Bandiera rossa, bandiera rossa Avanti o popolo alla riscossa Bandiera rossa trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Evviva il comunismo e la libertà! Degli sfruttati, l'immensa schiera La pura innalzi rossa bandiera, O proletari, alla riscossa Bandiera rossa trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Evviva il comunismo e la libertà! Dai campi al mare, alla miniera, All' officina, chi soffre e spera, Sia pronto, é l'ora della riscossa. Bandiera rossa trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Evviva il comunismo e la libertà! Non più nemici, non più frontiere, Lungo i confini rosse bandiere. O comunisti alla riscossa Bandiera rossa trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Bandiera rossa la trionferà Evviva il comunismo e la libertà!
venerdì, gennaio 23, 2004
PROCREAZIONE ASSISTITA |
L'APPELLO DELLE PARLAMENTARI DELL'OPPOSIZIONE CONTRARIE ALLA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA |
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Roma, 22 gennaio 2004 |
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La legge sulla fecondazione assistita, recentemente approvata dal Senato, offende le donne, lede la loro libertà e i diritti degli individui, invade la sfera più intima di scelta sulla quale lo Stato non deve entrare, non tutela la salute riproduttiva. E' una legge crudelmente punitiva nei confronti di chi desidera un figlio e ha problemi di sterilità. Colpisce la laicità dello Stato e, imponendo un unico punto di vista, non garantisce il pluralismo etico. Mira a rimettere in discussione l'autodeterminazione femminile sancita nella legge sull'interruzione volontaria di gravidanza. Imbriglia la scienza, umilia la professionalità medica, ferma la ricerca e toglie così la speranza di guarigione per malattie oggi incurabili. Noi crediamo che questa legge, che confina il nostro Paese in una posizione isolata in Europa, vada cancellata e ci adopereremo in ogni modo e con diversi strumenti per questo. Noi vogliamo contribuire ad estendere e tenere viva una rete di mobilitazione nella società, con il mondo della cultura e della scienza, per far vincere i valori di laicità e di responsabilità individuale che continuano a crescere fra le italiane e gli italiani, credenti e non credenti, a partire dalla stagione di conquiste dei diritti civili. Incontriamoci a Roma sabato 24 gennaio per una manifestazione al Teatro Capranica, in Piazza Capranica, dalle 10,30 alle 14. Invitiamo tutte e tutti coloro che credono che fare un figlio sia una scelta di libertà e responsabilità personale ad unirsi per raggiungere un risultato di civiltà. |
mercoledì, gennaio 21, 2004
Questo è un inizio di racconto che stavo scrivendo aluni mesi fa, ditemi che ne pensate
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36°/1
"Fischia il vento, Infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar A conquistare la rossa primavera Dove sorge il sol dell’avvenir..."
La dogana, era una vecchia casa arrampicata sui calanchi del primo Appennino, costruita in pietre portate da una vicina cava e fissate con del sabbione. In origine serviva come stazione notturna per chi, dalla toscana cercasse di raggiungere la pianura e la via Emilia, magari per portare la merce verso Imola.
Dall’inizio del mese invece, era diventata un forte.
Oddio forse chiamarla così è un po’ eccessivo, ma al suo interno c’era asserragliato il primo nucleo della 36° brigata Garibaldi, quello che sarebbe poi diventato il gruppo comando. Una ventina di uomini in tutto, perlopiù contadini e operai, che scappati al reclutamento avevano scelto la via dei monti per evitare i rastrellamenti dei reticenti alla leva.
Erano arrivati qui gli ultimi giorni di un settembre caldo e umido, che sembrava non volersi spogliare della coperta dell’estate.
Tutti quanti fuggiti all’otto di settembre, e ora tutti quanti partigiani. Tutti criminali secondo i repubblichini e le truppe tedesche.
Il canto si alzava, forte e stonato, e un buon odore di salsiccia e carne cotta sulla brace si sentiva fin quasi a valle. Un po’ seguendo l’odore, e un po’ le indicazione che gli avevano dato a valle Mario si stava arrampicando lungo i sentieri dei cinghiali, in mezzo ai boschi di castagne matte. Erano gia più di tre ore cha camminava, in tasca una vecchia pistola con solo tre colpi, e sulla spalla una doppietta da caccia, buona giusto per i cinghiali.
“Mo la madona sle longa sta strè, ien bela trai our ca’ vag aventi”
Il sottobosco si stava riempiendo delle prime foglie e i suoi passi quasi non facevano rumore, se non un fruscio umido, ogni volta che gli scarponi da montagna schiacciavano una pozzanghera nascosta dal muschio marcio.
“ALTO LA CHI IT? AMIGH O NEMIGH?”
Da dietro il tronco di un castagno un uomo sulla quarantina, al collo un fazzolettone rosso a quadretti bianchi (probabilmente preso da un pezzo di tovaglia), e in mano un Breda dall’aria malandata ma ancora decisamente minacciosa.
“AMIGH AMIGH, A ven da castel san pir”
“Ven que fat vadder!”
Da vicino l’uomo non era poi così minaccioso, una faccia larga e bonaria faceva da contrasto con il fucile che teneva nelle mani enormi, e le prime rughe intorno agli occhi gli davano un’aria simpatica.
“Be allora che ci fa qui?”
Mario era sorpreso, come cosa ci facevi li? Cosa cavolo voleva che ci facesse li? Era li con quello che a lui sembrava una armamento di tutto rispetto, e con il suo bravo fazzoletto rosso, e non a quadretti, che cavolo doveva farci secondo lui?
“Voglio diventare un partigiano!”
L’uomo scoppiò in una risata fragorosa
“Mo brev, e lo dici in giro così? Mi meraviglio che tu ci sia arrivato fin qui, senza che un tognino o un fascista ti abbia piantato un palla in mezzo agli occhi. Ad ogni modo sembri convinto, io sono il “Moro” tu come ti chiami bacaian?”
“Mario, Mario Lupi”
Va Bene Mario Lupi vieni con me”
Camminarono per un’altra mezz’ora buona, con Mario sempre più stanco, la cinghia del fucile iniziava a segargli la spalla, e i piedi urlavano di dolore, il suo compagno invece sembrava non avere problemi, camminava spedito con il passo sicuro di chi conosce esattamente ogni più piccola buca del terreno. Non si dissero una parola, e di questo Mario fu più che grato, il fiato sempre più corto e una gran voglia di dimostrare a quel “vecchio” che non aveva bisogno di aiuto per proseguire.
D’improvviso il sole li investì, la penombra dei castagni si spezzava di colpo in una ampia radura, che poco più avanti si trasformava a sua volta in un largo altipiano. Al centro di esso una vecchia casa, una specie di fienile circondato da varie decine di persone.
Già da alcuni minuti le voci della brigata, arrivavano a loro portate dal vento, ma Mario non si aspettava fossero cosi tanti.
Il “Moro”, arrivati a qualche decina di metri, camminando sempre un passo dietro a Mario, Diede in un urlo di saluto e subito due o tre degli uomini che stavano cantando e mangiando nella radura, si staccarono dal gruppo e vennero loro incontro.
“Oilà gente!”
Mario rimase indietro mentre i quattro uomini, tutti più o meno armati e tutti con fazzoletti più o meno rossi al collo parlavano tra loro.
“Dai mo’ Bacaia ven que!”
Molte pacche sulle spalle,
“Alaura te ti “Bacaia”
“Emm no io mi chiamo Mario”
Il Moro lo guardò con un sorriso “Si ma quando si diventa Partigiani, c’è bisogno di un nome di battaglia, e visto che sei un chiacchierone te ti “Bacaia”
La brigata era tutta, o quasi, distesa sull’erba a godersi il sole del primo pomeriggio. Un’allegria generale passava da uno sguardo all’altro, e la scena era tutta uno sbattere di mani selle spalle.
Mario guardava interdetto lo spettacolo, non era questo quello che si era aspettato, pensava di trovare un gruppo di uomini duri e decisi nella loro lotta, non un accampamento di beoni e smargiassi, che schiamazzavano come ragazzini.
“Ma, ma che stanno facendo?”
“Sono appena tornati da un’azione, e a quanto pare è andata bene, guarda laggiù”
Il Moro stava indicando una piccola macchia di alberi. Sulla prime Mario non capì, poi vide seduti in terra tre militari, da quello che rimaneva delle loro uniformi, dovevano essere tedeschi, con le mani legate dietro la schiena. In piedi di fianco a loro due partigiani che li sorvegliavano.
“Ei Bacaia non ti fare illusioni, non è sempre così. Oggi è andata bene, ma le giornate brutte sono di più di quelle che vorremmo, e la in fondo” Indicò un altro punto, più lontano “Le buche diventano sempre di più. Ma oggi è giorno di festa, e tu devi essere presentato vieni.”
Il pavimento della casa, era in terra battuta, coperto in più punti da un leggero strato di paglia mezza marcia. Dirimpetto alla porta d’ingresso, due uomini stavano parlando indicando dei punti su di una mappa appoggiata ad un tavolo.
Entrambi non avevano più di trent’anni. Il primo più alto, indossava una camicia di cotone pesante grigio, pantaloni di velluto marroni scuri e grosse scarpe da montagna. Legato al fianco portava un cinturone, con una grossa pistola tedesca, probabilmente frutto di un’azione, e un fila di cartucce. Intorno al collo l’immancabile fazzoletto rosso. Il viso lungo e affilato, era ornato da due baffetti neri, che coprivano labbra carnose e da due vivaci occhi castani.
Il secondo invece, era basso di statura, con un fisico tarchiato e muscoloso. Le maniche della camicia tirate fino a scoprire gli avambracci, mostravano braccia muscolose ch terminavano in due grosse mani callose. Sopra il fazzoletto, il viso era accigliato in un’espressione seria, mentre studiava la mappa.
Entrambi all’ingresso del Moro si voltarono.
“Be Moro che c’è?”
“Uno nuovo, as c’iama Bacaia” Il secondo uomo fece un segno verso Mario
“Brisa ster l’e dri vieni avanti. E così vuoi diventare un “Bandito”. L’ultima parola era carica di un’ironia mista a disprezzo.
“Be più che un bandito, un partigiano, non credo siano la stessa cosa signore”
L’uomo alto, si mise di fronte a Mario con uno sguardo divertito negli occhi. “Non farci caso a Bob piace scherzare, e qualche volta al tira fori dal caghè. Comunque prenditi un po’ di tempo qui in mezzo a noi, prima di decidere non tutte le giornate sono uguali, e non tutte sono allegre come oggi. Se hai bisogno di qualche cosa parla con Moro lui qui è un vecchio, oppure puoi venire da me, mi chiamo Libero, ma qui tutti mi chiamano Lorenzini.”
martedì, gennaio 20, 2004
Questa non potevo non riportarla :-)
LONDRA, 19 GENNAIO 2004 - Ha 104 anni ma il pappagallo dello statista inglese Winston Churchill, sopravvisssuto al suo padrone, non smette di urlare ''Fottete i nazisti, fottete Hitler''. Insomma, 39 anni dopo la morte dell'ex primo ministro, la pappagalla Charlie - pur sapendo che era una femmina Churchill le diede un nome virile - non ha dimenticato gli insegnamenti del suo adorato padrone.
Forse manca di buone maniere, ma probabilmente il difficile periodo storico in cui è cresciuta e l'influenza del suo padrone possono scusarlo. L'uomo che si oppose a Hitler comprò Charlie nel 1937 e da subito ha cominciato ad insegnarle le parolacce, di preferenza davanti ad altre persone.
Charlie, un ara macao giallo e azzurro, è inoltre considerato il più vecchio uccello del Regno Unito, essendo nato nel secolo scorso. Adesso appartiene a Peter Oram, che lo comprò alla morte di Churchill, nel 1965, per tenerlo nel suo negozio di animali. Peccato solo che quello non fosse il più adatto per l'uccello che bestemmiava e imprecava come il peggiore dei filibustieri.
Non sapendo che fare, davanti a bambini allibiti e mamme che protestavano, Oram decise infine di portarselo a casa, dove ancora vive continuando a insultare i nazisti.
Ho l'influenza
venerdì, gennaio 16, 2004
Breve nota di sfiga nera.
Ieri ho perso il Bancomat, non che ci sia molto da peerdere, ma porca zozza per riaverlo ora ci metto una settimana più svariati giri tra Pullotti e banca. CHE PALLE!
mercoledì, gennaio 14, 2004
Il mio primo
COMUNICATO STAMPA
In quest’ultimo periodo il dibattito politico si è spesso soffermato sulla necessità di una forte componente di sinistra all’interno della attuale coalizione del centrosinistra, una necessità che si viene ad esprimere su vari livelli partendo dal locale fino ad arrivare a quello nazionale e che viene avvertita non come una possibile spaccatura interna bensì come un necessario apporto alla linea politica di tutti i partiti del centrosinistra.
Raccogliendo e facendo propria quest’indicazione noi partiti della sinistra sanlazzarese, abbiamo deciso di costituirci in un coordinamento, all’interno del tavolo del centrosinistra, che si prefigge di instaurare una collaborazione sulla stesura di un programma comune per le prossime elezioni amministrative, ma che non si esaurirà con la scadenza elettorale bensì si propone di continuare ad essere anche in futuro, per seguitare a portare sul piano politico temi come la centralità del lavoro e della pace, l’attenzione alle politiche sociali e dell’ambiente, la necessità di creare una città sempre più vivibile e vicina alle reali necessità di chi la abita abbattendo ogni tipo di barriera, sia essa architettonica o sociale.
Questo nostro coordinamento vuole anche essere un segnale forte per tutte le persone che non credono nella possibilità di una sinistra unità, crediamo infatti che è dal basso, dal locale, che queste esperienze debbano iniziare a concretizzarsi per poter poi avere un riscontro via via maggiore, fino ad arrivare ad un effettivo accordo nazionale.
LETTERA DI UN VETERANO DEL VIETNAM ALLE TRUPPE D'OCCUPAZIONE AMERICANE |
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Stan Goff*
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Stimato servitore o servitrice delle forze armate in Iraq,
sono un veterano dell'esercito oggi a riposo e mio figlio è con te, paracadutista come me. Ti stanno accadendo cose - alcune più gravi di altre - che conosco molto bene. Per questo ti scrivo usando il linguaggio al quale sei abituato.
Nel 1970 mi assegnarono alla brigata aerotrasportata 173, acquartierata nel nord della provincia di Binh Dinh, che a quel tempo era la repubblica del Vietnam. Quando arrivai avevo la testa piena di merda: merda di notizie, merda di film, merda di quel che significava essere un uomo e merda di un mucchio di gente ignorante che non aveva mai visto una guerra, non era mai stata lì e ci raccontava montagne di idiozie sul Vietnam. L'essenza di tutta quella merda era che "in Vietnam andava mantenuto il corso" e che la nostra era una missione per salvare i vietnamiti buoni dai vietnamiti cattivi e per evitare che i vietnamiti cattivi sbarcassero nelle coste di Oakland. Mantenemmo il "corso" finché morirono 58 mila americani, moltissimi rimasero storpi a vita e tre milioni di asiatici perirono. Ex militari ed anche molti ancora in servizio attivo ebbero un ruolo importante nel porre fine a quel crimine. Quando ho cominciato a sentir parlare di armi di distruzione di massa che dall'Iraq - un paese distrutto da più di dieci anni di guerra cui era seguita un'invasione e da dodici anni di sanzioni - minacciavano gli Stati Uniti, mi sono chiesto come diavolo si poteva credere che quella disgraziata nazione rappresentasse una minaccia per gli Usa. Ma subito dopo mi sono ricordato di quante persone avevano creduto che il Vietnam fosse una minaccia per il nostro paese. Io fra loro. La balordaggine delle armi di distruzione di massa si è consumata come una camicia da due dollari ed i politici che avevano cucinato la guerra hanno detto a tutti i militari, tra questi a te, che sarebbero stati salutati dagli iracheni come grandi liberatori. A noi dissero che eravamo in Vietnam perché tutti i vietnamiti avessero diritto al voto. Quel che non dissero è che prima che arrivassimo lì, nel 1970, le forze armate statunitensi avevano incendiato villaggi, ammazzato bestiame, avvelenato campi e boschi, ammazzato civili per sport, bombardato popoli interi, commesso violazioni e massacri, e le persone che avevano subìto quella furia cieca non facevano alcuna distinzione tra me e gli altri: sapevano solo che eravamo dello stesso paese. Quello che non hanno detto a te è che tra il 1991 ed il 2003 più di un milione e mezzo di iracheni è morto di denutrizione, di mancanza di assistenza medica, di cattive condizioni sanitarie. Di quei morti, più di mezzo milione erano i più deboli: i bambini, soprattutto i più piccoli. Mio figlio, quello che ora è lì, ha un bambino. Vado da mio nipote ogni volta che posso. Ha 11 mesi. Molti di voi hanno bambini, sanno quanto è facile amarli ed amarli tanto da non sopportare che possa succedergli qualcosa. Gli iracheni hanno lo stesso amore per i loro figli. E non dimenticano che il governo degli Stati Uniti è responsabile della morte di mezzo milione di bambini. La menzogna che sareste stati accolti come liberatori è stata niente di più che questo: una menzogna. Una menzogna perché il popolo degli Stati Uniti aprisse il portafoglio per finanziare quell'oscenità, una menzogna perché tu andassi a combattere. E, se ci pensi, sai che se tu fossi iracheno non ti piacerebbe affatto che i soldati statunitensi si impadronissero del tuo paese, delle tue città. E' questa la verità che scoprii in Vietnam. Mentre stavo lì capii che se fossi stato un vietnamita, sarei stato un vietcong. Noi stavamo lì, in un paese che apparteneva ad un altro popolo, ad eseguire ordini, ed occupavamo quel paese senza conoscerne la gente, la lingua, la cultura, con la testa piena delle stronzate che ci avevano detto i nostri amati leader durante l'addestramento, in preparazione dell'attacco e quando eravamo arrivati in Vietnam. Stavamo lì, ci ordinavano di attaccare quella gente per sottometterla, e quella gente ci lanciava contro mortai e ci sparava coi fucili AK. La domanda che avremmo voluto fare era: chi ci ha messo in questa situazione? Noi combattevamo per sopravvivere e loro per cacciare un invasore che violava la loro dignità, distruggeva le loro proprietà ed ammazzava i loro innocenti, mentre quelli che ci avevano mandato lì se ne stavano a Washington a prendere decisioni, tutti acchittati, con giacche da cinquemila dollari, sganasciandosi dalle risate, dandosi pacche sulle spalle, con le chiappe sporche di champagne e caviale. Ci avevano fregati. Può capitare a tutti. Oggi tocca a te, solo che intorno hai meno alberi e meno acqua che in Vietnam. Non siamo riusciti a fermarli, quei politici con la faccia affilata, affamati di petrolio, che stanno a Washington dandosi pacche sulle spalle, e così tu resterai intrappolato lì un bel po' di tempo. Per questo voglio raccontarti il resto della storia. Lì, in Vietnam, io sono cambiato, e non si è trattato di cambiamenti gradevoli. Ho cominciato a vedere me stesso come se avessi bisogno del dolore di un'altra persona. Non mi consideravo né un "giovane missionario" né un possibile traditore. Ero entrato in un gruppo di cosiddetti intoccabili, tipi troppo pericolosi per averci a che fare, che avevano bisogno di sentire quella sensazione di onnipotenza che dà incendiare la casa di qualcuno per puro gusto, oppure ammazzare uomini, donne e bambini senza pensarci due volte. Tipi che avevano potere di vita e di morte perché potevano farlo. La rabbia aiuta. E' facile odiare quelli contro cui devi lottare, diventare una furia per quello che vedi, per quello che succede attorno a te, per quel che hai fatto e che non puoi più disfare. Per me fu un modo per nascondere paure profonde che non potevo nemmeno nominare e di cui solo ora capisco la ragione: dovevamo disumanizzare le nostre vittime per poter fare quel che facevamo. Dentro di noi sapevamo che stavamo facendo del male. Così i vietcong diventarono tutti figli di puttana, come ora gli iracheni diventano tutti teste di cazzo e terroristi. Bisognava ridurli a sporchi negri per poterli linciare. Non c'è differenza tra ieri ed oggi. Noi, in Vietnam, capimmo che per sopravvivere dovevamo ammazzarli, e qualcosa dentro di noi ci diceva che se li avessimo considerati esseri umani, se li avessimo riconosciuti uguali a noi, anche loro esseri umani, non avremmo potuto incendiare le loro case ed i loro granai, non avremmo potuto ammazzare i loro animali ed assassinarli. Utilizziamo parole ed insulti per degradarli, per spogliarli della loro umanità, perché solo così possiamo fare cose come sparare ad un bambino che piange. Sparare finché il pianto cessa. Ma c'è una cosa importante da capire: quel pianto non toglie umanità. La toglie a me. La toglie a noi. Ma spesso non lo capisci finché non è troppo tardi. Quando privi di umanità gli altri, uccidi la tua umanità. Annulli la tua anima perché ti è di ostacolo.
Poi, una volta finita la scampagnata della guerra, torniamo dalle nostre famiglie. E loro vedono in che stato siamo ridotti. Vuoti, incapaci di un rapporto reale con la gente, andiamo avanti così per mesi, per anni, prima di riempire con gli anestetici - con le droghe, con l'alcool - il vuoto nel quale è finita la nostra umanità. Finché ci rendiamo conto che quel vuoto non riusciremo mai più a riempirlo, e allora ci tiriamo un colpo oppure vagabondiamo in strada, dove possiamo sparire tra i rifiuti della società, oppure feriamo altre persone, soprattutto quelle che cercano di amarci, e finiamo nelle statistiche delle carceri e dei malati mentali. Perché non riesci più a sfuggire al fatto che sei diventato un razzista perché ti serviva un pretesto per sopravvivere, al fatto che per sopravvivere hai fatto cose che non potrai più dimenticare, uccidendo una parte di te che non riavrai mai più. Ci riescono solo alcuni, qualche volta. Quelli che hanno la fortuna di avere vicino qualcuno che li ama, che riesce a risvegliare le sue emozioni e a riportarlo alla vita. Molti no. Io vivo con rabbia ogni giorno della mia vita, anche se nessuno se ne accorge. Ma puoi sentirlo dalle mie parole. Detesto che mi guardino in faccia. E qui sta il mio messaggio a te. Fa quel che devi fare per sopravvivere, secondo quel che intendi per sopravvivenza, mentre noi faremo quel che dobbiamo per porre fine a tutto questo. Ma non vendere la tua umanità per tirare avanti, per metterti alla prova, per darti una scossa di adrenalina. Non vendere la tua umanità per prenderti una rivincita quando ti senti furioso o frustrato. Né perché qualche disgraziato politico militarista in carriera si prenda meriti grazie a te. In particolare il consorzio di gas e petrolio Bush-Cheney. Loro cercano di guadagnare il controllo delle riserve energetiche del pianeta per spezzare le ossa a quelli che vogliono competere economicamente. Questo è quel che succede, e bisogna saperlo; tu fai quel che puoi per tenerti stretta la tua umanità. Il sistema ti dice che sei una specie di eroe di film d'azione, ma in realtà ti usa come un pistolero. Ti frega.
I cosiddetti leader civili ti vedono come un bene fungibile. Non gli interessano le tue angosce, il gas che respiri, la solitudine, i dubbi, il dolore, non gli interessa che la tua umanità si spenga a poco a poco. Ti taglieranno ogni aiuto, negheranno le tue infermità, nasconderanno alla gente i tuoi morti ed i tuoi feriti. Lo stanno già facendo. A loro non interessano. E allora devi farlo tu. E per conservare la tua umanità devi riconoscere l'umanità delle persone alle quali stai occupando il paese e sapere che sia tu che loro siete vittime di quei maledetti ricconi che danno gli ordini. Loro sono i tuoi nemici - quelli tutti acchittati che stanno a Washington - e sono nemici della pace e della tua famiglia, specie se sei negro, immigrato o povero. Sono ladroni e attaccabrighe che prendono e mai danno, e dicono che "mai usciranno scappando" dall'Iraq, perché i figli delle loro scopate non sono lì. Tu sì. Continueranno ad ingannarti ed a sorriderti per avere da te ciò che vogliono, e quando ci saranno riusciti ti butteranno nella spazzatura come un preservativo usato. Chiedi ai veterani, quelli a cui hanno tolto ogni aiuto, ogni beneficio. Bush, Rumsfeld ed i loro amici ed amiconi sono dei parassiti e sono gli unici a beneficiare del caos nel quale tu stai imparando a vivere. Loro si portano addosso il denaro. Tu ti porti addosso protesi, incubi e malattie misteriose. Se la tua rabbia ha bisogno di un obiettivo, prendi di mira loro, i responsabili del fatto che sei e continui a stare lì. Non posso dirti di disobbedire, perché probabilmente mi metterei fuori dalla legge. E' una decisione che dovrai prendere quando gli eventi e la tua coscienza te lo diranno. Ma è assolutamente legale rifiutarsi di obbedire ad ordini illegali, e l'ordine di maltrattare e di attaccare civili è illegale. Anche ordinarti di guardare in silenzio i crimini è illegale. Posso dirti, senza paura di conseguenze legali, che mai sarai obbligato ad odiare gli iracheni, mai sarai obbligato ad abbandonarti al razzismo, al nichilismo, al gusto di ammazzare per ammazzare, mai sarai obbligato a permettere che ti tolgano la capacità di vedere e dire la verità, a te stesso ed al mondo. Non gli devi la tua anima. Torna a casa sano e salvo. Le persone che ti amano e che ti hanno amato tutta la vita ti aspettano e vogliono che tu torni e possa guardarli in faccia. Non lasciare la tua anima alla polvere come fosse un cadavere. Afferrati alla tua umanità.
* sergente maggiore dell'esercito degli Stati Uniti (a riposo) |
martedì, gennaio 13, 2004
OK QUESTO E' UN POST IDIOTA

Ma anche questa mattina ho visto una puntata di PINGU e lo ADORO è troppo bello :-)
PIUIIIIIIUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!!!!!!!
lunedì, gennaio 12, 2004
Umm risponod qui al commento che mi è stato fatto un paio di post fa, non era mia intenzione generallizzare. Ma quella che volevo esprimere era una condanna per i fatti che spesso si veificano negli stadi. La condanna era anche verso chi però va a fare il santo in tv, o che cerca di pulirsi con dichiarazioni di tolleranza, dopo aver offeso dei giocator solo per il colore della loro pelle. Con questo però non voglio dire che ogni tifoso sia un pazzo esaltato o simili, io personalmente non seguo il calcio ma capisco benissimo quando mi si dice che lo sport in genrale, visto o praticato, è un'ottima valvola di sfogo per lo stress e le brutture della settimana. Cmq mi scuso con tutti quelli che in qualche modo si sono sentiti ingiustamente offesi, non era mia intenzione. E anche se non centra nulla con il calcio
FORZA ALL BLACKS!!!!!!!!
domenica, gennaio 11, 2004

Commentando sul Blog di Dark Elf (che saluto :-), mi è tornato alla memoria il film di Marco Tullio Giordana "I cento passi" sulla vita di Peppino Impastato, un ragazzo siciliano morto ucciso dalla mafia, e più precisamente da Tano Badalamenti. Non sono io la persona che può raccontarvi questa storia, ma se volete conoscere meglio un grande compagno e un grande sempio di lotte andate qui
sabato, gennaio 10, 2004
Utimamente nella notte rai tre sta facendo ripassare alcuni servizi storici della storia della Rai, questa notte è toccato alla partita Juventus - Liverpool del 1985. Per chi non lo ricordasse è stat la finale di coppa campioni in cui a causa dei molti scontri tra le tifoserie e la totale inadeguatezza delle norme di sicurezza, molte persone hanno perso la vita. Anche a distanza di anni quelle scene fanno paura e sopra di ogni altra cosa fanno vergogna, vedere delle persone che arrivano ad uccidere per una partita di calcio rende perfettamente l'idea della bassezza a cui siamo arrivati, se solo l'entusiasmo e le energie che in tanti mettono nel tifo venissero reindirizzate altrove si avrebbero centinaia di attivisti in cause molto più utili. Sono inutili invece i tanti tentativi televisivi di chi tenta di riabilitare un fenomeno, penso ad esempio a Bonolis e Buona Domenica, che non può essere che deprecato, l'idea stessa che tifare squadre diverse di calcio sigifichi essere noi stessi avversari è ridicola mentre ci sono persone che ne fanno una ragione di vita.
martedì, gennaio 06, 2004
LE grandi forbici di Cattaneo (Direttore Generale RAI) stanno per colpire ancora, e questa volta ad accusarlo è proprio Annunziata (presidente RAI) che rileva l'ennesimo caso di programma messo sotto controllo. Questa volta tocca all'"Elmo di Scipio" colpevole di aver intervistato il direttore dell'Economist. Annunziata dice: "Cattaneo deve smetterla di fare l'avvocato del premier", insomma la situazione si ripete e l'ignoranza censoria torna fuori a colpire. Dopo Santoro, Biagi, Luttazzi, GUzzanti, orabprobabilmente toccherà a Enrico Degaglio. Sarebbe ora che gli italiani si svegliassero e iniziassero a fare qualche cosa per fermare questa gente
lunedì, gennaio 05, 2004
Dio mi che schifo, non ci credo che tutti i giornali si prestino a quetse marchette. Se avete seguito un po' di TG in questi giorni avrete sicuramente visto dei servizi riguardanti il riciclo dei regali su internet. Fin qui potrebbe quasi non esserci nulla di male il problema è che ci spacciano per notizia quella che in realtà non è altro che pubblicità per i siti che organizzano aste via internet. Queste in gergo si chiamano marchette, praticamente spot mascherati (malamente) da news.
domenica, gennaio 04, 2004
Vi metto questo link giusto per far si che voi possiate sentire anche l'altra campana per quello che riguarda Cuba
sabato, gennaio 03, 2004
Riecomi nel 2004, scusate l'assenza prolungata ma ho avuto un po' di impegni e una discreta volontà di pausa dalla politica, che ultimamente sta diventando una presenza un po' pesante nella mia vita, tanto da seguirmi anche nei PUB con gli amici, dove mi trovo spesso a parlarte dei fatti che accadono nel mondo. Cmq non voglio tediarvi con delle lamentele, quindi per oggi mi fermo qui.
CIao a tutti e Buon 2004, sperando sia meglio del 2003
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chi sono
Per rispondere a chi dice che in Italia non ci sono più IO SONO UN COMUNISTA Finalmente una bolognese » |