sabato, maggio 31, 2003

Ieri sera parlando con un mio amico mi sono reso conto di quanto io sia diventato intrensigente su alcune questioni.
Tempo fa io ero il primo a dire che le idee, in quanto tali vanno rispettate, nel nome di una volontà di dialogo assoluta e indiscutibilmente giusta, ad oggi non ne sono più convinto.
Stavamo parlando di una ragazzo, che si professa nazional socialista e spesso porta al collo una piccola svastica.
E la base della discussione stava nel fatto che io non mi sento di dare rispetto ad una persona di quel tipo, perchè non credo più che il ripsetto vada concesso a tutti, ci sono idee e comportamenti che portano a elaborazioni troppo deviate per poter essere rispettate.
Il ragazzo con cui parlavao, che sono sicuro essere di sinistra convinto, e con questo non intendo sinistra buono destra cattivo, mi parlava di questa terza persona come di un ragazzo apposto, nonostante le sue svastiche, di un ragazzo tollerante verso le idee altrui.
Ma allora perchè una persona di questo tipo dichiara di seguire l'ideologia simbolo dell'intolleranza?
Io, da paranoico, ci trovo solo due risposte:

1) E' lui il primo a non spaere di cosa parla, e come molti altri ragazi, segue un'immagine, una posa, senza capirla a fondo

2) Si comporta con cognizione di causa, e si rende conto che con una posizione dura, difficilmente sarebbe accettato dagli altri un comportamento come l'ostentzaione di simboli nazisti e simili, e questa tra le due è l'ipotesi peggiore.

E badate bene che non faccio tutta questa tirata solo perchè lui parla di nazismo, al giorno d'oggi, anche chi come me si dichiara comunista, deve essere in grado di sobbarcarsi un passato di storia mondiale, in cui il comunismo ha commesso crimini e repression,i in alcuni casi simili a quelli del nazismo, ma la differenza sta nel non negarli.
Il comunismo, almeno per come lo vivo io, non scade nel revisionismo, non deve negare il passato, qui sta la grande differenza, nel capire che le cose che sono successe sono stati errori tremendi, mentre chi si dichiara nazista o nazional socialista, accetta ed esalta quelle stragi come cone giuste, oppure le nega accusando la storia mondiale di aver inventato posti come i campi di lavoro e di sterminio.

Be per oggi basta

 








postato da DUCAERCOLE | 16:06 | commenti


venerdì, maggio 30, 2003

Un uomo decisamente sovrappeso gira, gli Stati Uniti e il Canada, facendo domande scomode sull'uso e il possesso di armi da fuoco all'interno degli states.
Questo è quello che potremmo trovare scritto su uno di quei giornaletti che recensiscono i film, e che vengono ditribuiti gratuitamente all'interno delle sale o sui banconi dei bar e delle pizzerie, se cercassimo il trafiletto relativo a "Bowlig a Coloumbine".
In effetti nel Film il regista, che indossa qui anche i panni del giornalista, indaga e porta in rislato alcuni fatti di sangue legati alle armi da fuoco nelle scuole americane, ma il senso generale è un altro, la critica non è sul fatto di avere o meno quelle armi, bensì sul perchè la gente le usi in quel modo, perchè? cosa spinge quelle persone a sparare? cosa spinge quelle persone a sentire la necessità di difendersi dal mondo in quella maniera?

LA PAURA

Ora perchè porto qui queste considerazioni? perchè, in che modo sono legate al tema del blog?

Perchè la stessa paura del film, una paura indotta da un mondo di informazione mirata, di messaggi studiati ad arte per dare risalto ai piccoli fatti locali, trascurando o addiritura esaltando le azioni dei "potenti", che spesso generano spirali di morte e orrori ben più grandi del, comunque gravissimo, accoltellamento fra due persone, stranamente in america di colore, o da noi immigrate.
QUella stessa paura la sento nascere anche qui, una paura che nasce da l'illusione del sapere.

Perchè è un'illusione quella che abbiamo, ci illudiamo che i media ci informino, e ci beviamo bellamente le belle guerre di liberazioni dei popoli, le crociate per lelibertà delle donne Afgane, o per la democratizzazione dei paesi come l'Iraq. E in quel momento ci sentiamo solidali con quei popoli, ci sentiamo loro vicini e li comprendiamo, capiamo il loro bisogno di libertà, salvo poi trattarli come animali, o peggio, quando scappano dagli inferni di fame e miseria, che noi gli abbiamo creato, cone le nostre "missioni di pace",  con le nostre mine con i nostri "pappagalli verdi".

Questo però non vuole essere un post sugli orrori che ci circondano, vuole essere una constatazione di una realtà che il film mostra crudamente, la paura data dall'ignoranza nascosta.
Perchè quella paura la abbiamo anche noi, magari non ci trasformiamo in piccoli Jhon Wayne, armati di tutto punto e pronti a spareare a qualsiasi cosa si muova fuori dal nostro schema, ma abbiamo paura ed è la falsa informazione ad alimentare questa nostra paura, mostrandoci in ogni momento capri espiatori semplici su cui scaricare le nostre ansie.

Quant è facile temere il viso scuro dell'extracomunitario in piazza, cge ci offre un po' d'erba, senza poi chiederci il perchè lui sia finito in quella situazione, senza chiederci come mai una persona si sia ridotta in quella maniera, senza chiederci chi è che gli procura quella stessa erba per cui poi noi lo condanniamo?

E con questo non voglio riabilitare ogni spacciatore, o ogni persona che in qualche modo delinque, ma chiedo solo di riflettere un attimo sul perchè e sul come quella pesrona, sia essa bianca gialla rossa nero o verde, sia arrivata a quella scelta.
E correi che la gente si rendesse conto che la paura, indirizzata dall'ignoranza, verso un grupo di persone o di cose, è come la paura del buio, una paura insensata senza motivo ne scopo, se non quello di allinearci in binari prestabiliti.

 

P.S.
Scusate ancora per la retorica









postato da DUCAERCOLE | 04:38 | commenti


giovedì, maggio 29, 2003

Il 21 aprile del 1945, i bolognesi si sono svegliati in una nuova città, gli occupanti e i brigatisti l'avevano abbandonata, e gli alleati vi stavano entrando camminando sulle macerie che loro stessi avevano contrbuito a creare.
La gente timidamente capiva che le cose erano cambiate, nel giro di una notte, le persone che per due anni si erano date alla macchia, per combattere e resistere alla prepotenza del regime si mostravano apertamente.
I partigiani della 7ma Brigata GAP Gianni, rincominciavano a vivere in una città nuovamente consegnata, ai suoi leggittimi abitanti.
Nei giorni seguenti decine e decine di partigiani, sarebbero scesi dai monti per tornare alle loro case, per iniziare a costruire il mondo giusto per cui avevano creduto di lottare.
Oggi nel 2003 quel mondo ancora non si è concretizzato, le stesse frasi dei nemici di allora si sentono nella bocca di politici e personaggi pubblici, l astessa boria dei picchiatori rinasce nei movimenti di estrema destra.
Questo primo POST vuole essere una "cappello" a quelli che seguiranno, una considerazione generale, volutamente retorica, alla dolcezza amara che sento quando rileggo i vecchi libri scritti dai partigiani, o ascolto le loro parole traghettate dai loro ultimi rappresentanti dell'ANPI






postato da DUCAERCOLE | 14:58 | commenti

chi sono

Per rispondere a chi dice che in Italia non ci sono più IO SONO UN COMUNISTA

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