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lunedì, gennaio 29, 2007 Ora mi trovate qui
giovedì, luglio 13, 2006 E rieccomi qui. Quindi non scrivo nemmeno oggi venerdì, luglio 22, 2005 Bacardi: storia di pirateria e terrorismo a cura dell’Arci di Pisa luglio 2005 La storia del clan Bacardi è storia di successi economici perseguiti senza scrupoli e senza alcun interesse per le ricadute sull’economia nazionale del paese d’origine (Cuba) delle sue scelte imprenditoriali. Niente di particolarmente “atipico” nel modello capitalistico, quindi. Ma dal 1960 (in seguito alla politica di nazionalizzazione delle imprese operate a Cuba dal nuovo governo) comincia una storia molto più scandalosa: il fiancheggiamento, l’organizzazione ed il finanziamento di gran parte del terrorismo che ha insanguinato Cuba e non solo. Ecco, in sintesi, l’ingloriosa cronologia. Un documento USA, desecretato nel 1998, attesta che un complotto per assassinare Castro e Guevara (1964) coinvolgeva elementi della mafia statunitense ed era finanziato per una somma di 100.000 $ da Pepìn Bosch, della Bacardi. La RECE tentò di stabilire contatti con vari governi latino americani, alla ricerca di legittimazione politica: dai militari golpisti in Brasile (1964) fino al Cile di Pinochet che venne decorato della Medaglia della Libertà da parte dell’Associazione dei Veterani della Baia dei Porci. Il dittatore ebbe modo di contraccambiare stabilendo particolari relazioni con alcuni dei terroristi cubani oltre che fornendo armi, copertura, addestramento, esplosivi. Fra i suoi beneficiati anche il noto terrorista Orlando Bosch, appartenente alla RECE, cui Pinochet affida il compito di consigliere della polizia politica cilena. Ottobre 1976: esplode un aereo della Cubana de Aviaciòn (73 morti), imbottito di dinamite da Orlando Bosch e Luis Posada Carriles (uomini della RECE), poi arrestati, processati e incarcerati dalla magistratura venezuelana. 1981: nasce ufficialmente la FNCA, Fondazione Nazionale Cubano-Americana, dietro impulso dell’Amministrazione Reagan e ad opera di vari dirigenti e azionisti della Bacardi (insieme a emissari della CIA). La FNCA nasce per ripulire l’immagine dei controrivoIuzionari cubani dalla cattiva fama causata dall’attività terroristica e dalle relazioni con il traffico di droga: si costituisce infatti come associazione senza fini di lucro, esente da imposte, con motivazioni “scientifiche, educative e caritatevoli”. Il suo primo presidente è un ex membro dell’organizzazione terrorista Abdala (Frank Calzon). Vari azionisti della Bacardi sono nel Consiglio direttivo della FNCA, dove esercitano un gran potere. Nessun altro nucleo imprenditoriale o clan familiare ha mai avuto una rappresentanza così larga, costante e determinante all’interno di questa formazione dell’estrema destra. Dunque questi stessi azionisti sono fra i maggiori responsabili e complici delle attività legali e di quelle clandestine svolte dal 1981 in poi dalla FNCA. Tra gli altri ricordiamo Pepìn Bosch (già più volte citato) che, anche dopo aver lasciato la presidenza della Bacardi (1976), ha continuato ad occupare il suo posto eminente nella FNCA fino alla morte (1994). “Guerra sporca” contro il governo sandinista del Nicaragua: la FNCA ha un ruolo determinante e orgogliosamente rivendicato: “la nostra attiva partecipazione nel conflitto centro-americano… riguarda tutta una gamma di attività…” (comunicato a pagamento su EI Miami Herald del 20 maggio 1986). Nasce “Hermanos al rescate” con il caritatevole fine dichiarato di rilevare con speciali voli aerei le imbarcazioni di fortuna cubane nello stretto della Florida: il fondatore è il cubano-statunitense Jose Basulto, mercenario nell’invasione della Baia dei Porci, uomo della CIA e della Contras nicaraguense. Scandalo Iran-Contrasgate: è totalmente coinvolto Posada Carriles, il terrorista evaso dal carcere venezuelano dove scontava la pena per aver fatto esplodere un aereo cubano: per l’organizzazione della sua evasione si dovettero sborsare 28.600 $, raccolti dai dirigenti della FNCA. In EI Salvador, dove teneva la sua base, riceveva mensilmente denaro dalla FNCA, come egli stesso dichiara in un’intervista. Potevano gli azionisti della Bacardi, potentemente presenti nella direzione della stessa FNCA, ignorare che la loro organizzazione finanziava un evaso, noto terrorista? Guerra civile in Angola: ritroviamo l’impegno della FNCA e di Bacardi in primo piano. Il ruolo assegnato loro dalla politica estera USA fu quello di collaborare al successo dell’immagine costruita a tavolino per la UNITA di Savimbi e di organizzare e sostenere economicamente i comitati di appoggio (centinaia di migliaia di dollari, in gran parte sborsati dal magnate della Bacardi, Pepìn Bosch). Anche qui, “l’autodenuncia” della FNCA, e degli azionisti Bacardi in essa militanti, è chiara: “i nostri legami con Savimbi e con I’UNITA, la sua visita negli USA e l’aiuto materiale che oggi sta ricevendo da questo paese, dimostrano l’efficacia dell’attività svolta dalla FNCA per informare e educare in modo adeguato l’opinione pubblica statunitense” (annuncio pubblicato dal Miami Herald del 20 maggio 1986). 1991: la FNCA s’incontra con il Ministro degli Esteri della Russia, da cui ottiene l’impegno a ridurre le relazioni con Cuba. La riunione, ripresa ampiamente da stampa e televisioni, si conclude con brindisi, mentre troneggia in bella vista davanti alle telecamere una cassa di Bacardi. Un documento inviato a tutti i dirigenti della FNCA, in cui si traccia la linea d’azione a fronte dell’inevitabile, vicina caduta del governo a Cuba, conclude con una perentoria dichiarazione: “Non tremeremo davanti a niente e nessuno, non lo desideriamo ma se deve scorrere il sangue, scorrerà”. Nel direttivo della FNCA si trovavano, fra gli altri, Jose Bacardi, Manuel Cutillas, Clara Maria Del Valle, tutti azionisti e dirigenti della Bacardi. Al momento della crisi de “los balseros” (emigrazione di cubani senza visto d’ingresso verso la Florida, attirati da una legge USA che offre ai cubani, ed esclusivamente a loro, la residenza negli USA qualora riescano a toccarne il suolo in qualsiasi modo), Clinton accetta il colloquio con il governo cubano. Per protesta la FNCA organizza uno “sciopero patriottico”, rivendica tolleranza verso le azioni militari compiute contro Cuba e l’abbandono dell’impegno assunto con la ex URSS di non invadere l’isola. Alla convocazione dello sciopero, l’assistente del presidente di Bacardi Imports (Rodolfo Ruiz) dichiara: “sosterremo qualsiasi azione risultasse necessaria”. Migliaia di manifestanti vengono trasportati da Miami a Washington e anche la neo-costituita Bacardi-Martini collabora mettendo a disposizione alcuni autobus. Nasce l’organizzazione “Hermanos al rescate” con il caritatevole fine dichiarato di rilevare con speciali voli aerei le imbarcazioni di fortuna cubane nello stretto della Florida: il fondatore è il cubano-statunitense Jose Basulto, mercenario nell’invasione della Baia dei Porci, uomo della CIA e della Contras nicaraguense. Bacardi patrocina una grande raccolta di fondi in suo aiuto (72.937 $) cui aderisce tra gli altri anche la cantante di salsa Gloria Estefan (figlia di una guardia del corpo di Batista) e suo marito, appartenenti entrambi al clan Bacardi. 1992: il senatore Robert Torricelli, la cui campagna elettorale era stata finanziata dalla FNCA, sottoscrive la prima legge di inasprimento delle misure già vigenti di blocco a Cuba, legge che proibisce alle sussidiarie degli USA, in qualsiasi parte del mondo, di acquistare, vendere e investire a Cuba, e che sarà fonte del primo serio contrasto fra Usa da un lato e Unione Europea e Canada dall’altro. 1996: una seconda legge, che porta il nome dei senatori Helms e Burton, vecchie conoscenze della FNCA, delinea il processo “di transizione” verso la democrazia a Cuba, condizione per arrivare ad un accordo con il governo cubano, cui non dovrebbero più partecipare né Fidel né Raul Castro, in quanto la legge lo PROIBISCE (!!). Prevede assurdamente il diritto per gli antichi proprietari a Cuba di terre, imprese e case, cittadini statunitensi o naturalizzati, di citare in giudizio qualsiasi imprenditore di qualsiasi paese che “traffichi” con queste proprietà. Come vedremo poi, la legge Helms-Burton pare fatta apposta per il clan Bacardi… e infatti nel Congresso USA il nomignolo affibbiatole era proprio “Progetto di Legge Bacardi”. Dal 1990 la FNCA crea una sezione paramilitare che riunisce mercenari con lunga storia di aggressioni a Cuba alle spalle. Si susseguono attentati contro cabaret e hotel, avvelenamento di capi bovini, incendio di campi di canna da zucchero, sbarchi armati con assassinio di militari e pescatori incontrati casualmente… Vengono più volte bloccati carichi di esplosivo che si cercava d’introdurre nell’Isola. 1997: la FNCA organizza e finanzia (attraverso il terrorista Posada Carriles) una serie di attentati a hotel e ristoranti della capitale cubana, con l’obbiettivo di stroncare l’industria del turismo e di conseguenza togliere all’economia dell’isola una fonte di introito di valuta divenuta importante. Molti ordigni vengono scoperti e disattivati in tempo utile, ma fra le esplosioni comunque prodottesi la più drammatica è quella in cui perde la vita un giovane turista italiano (Fabio Di Celmo) ed altri restano feriti. Il commento di Posada Carriles, riportato in un’intervista, fu che “l’italiano si trovava nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato”. A quella data, lo ricordiamo, Bacardi già aveva acquisito Martini&Rossi, impresa italiana. L’assassinio di un italiano non fu però motivo in Italia di spiegazione e approfondimento degli obbiettivi del terrorismo, di denuncia degli autori e dei finanziatori di questa ondata di bombe e di tutti gli altri attentati compiuti e sventati negli anni precedenti. La FNCA rese pubblico un proclama in appoggio alla campagna di bombe del 1997: la firma apposta in calce era di Clara Maria Del Valle (figlia di un mercenario dello sbarco alla Baia dei Porci), vicepresidente della FNCA e azionista della Bacardi. Acquisto, seguito in prima persona da Pepìn Bosch (all’epoca capo della Bacardi), di un vecchio B-26 che avrebbe dovuto bombardare le raffinerie di petrolio cubano, operazione fallita solo per uno scoop del New York Times. Con il compito dichiarato di preparare un secondo sbarco a Cuba, Pepin Bosch promuove nel 1964 l’organizzazione della “Rappresentanza Cubana dell’Esilio” (RECE) il cui capo militare designato era un ex ufficiale dell’esercito di Batista, uomo della CIA, nonché vice comandante della spedizione della Baia dei Porci. Come scrive l’insospettabile Alvaro Vargas Llosa nel libro “L’esilio indomabile”, commissionatogli nel 1998 dalla FNCA (Fondazione Nazionale Cubano-americana, fondata nel 1981), Bacardi finanziava la RECE con 10.000 $ al mese e versava ad ognuno dei suoi sei dirigenti uno “stipendio” mensile di 600 $. Per lungo tempo fu capo delle operazioni di aggressione della RECE Luis Posada Carriles, uno dei più sanguinari terroristi del mondo occidentale, arrestato a Panama (novembre 2000), dove stava preparando un attentato a Fidel Castro. L’autorità che ispirava Pepìn Bosch, in quanto rappresentante della prestigiosa Bacardi, fu di grande aiuto nell’impresa di unificare i vari gruppuscoli controrivoluzionari: a partire da quest’unità d’azione “prese il via un movimento di infiltrazioni e attacchi armati all’Isola… Avevano barche, scafi rapidi di 25 piedi…”. giovedì, luglio 21, 2005 La dichiarazione di voto di Armando Cossutta Camera dei Deputati Roma 21 luglio 2005 Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi ribadiamo la nostra opposizione alla guerra ed il nostro «no» al rifinanziamento della presenza militare italiana in Iraq. Insistere nel mantenere in quel paese i nostri soldati, signori del Governo, è un errore grave ed imperdonabile. È cosa grave per i soldati italiani, che rischiano ogni giorno la loro vita in un'operazione di guerra - di guerra, ripeto -, e in una guerra immotivata, unilaterale ed imperiale. È grave per il nostro paese, che, rendendosi compartecipe e corresponsabile nell'occupazione straniera di quel territorio, è sempre più esposto all'ostilità dei paesi e dei popoli dell'intero Islam. È grave rispetto alla situazione generale, a livello internazionale, perché, con la permanenza in Iraq, l'Italia contribuisce, oggettivamente e direttamente, a tenere acceso, anziché spegnere, un conflitto crudele. mercoledì, luglio 20, 2005 Non so se sarà un due di picche o meno, ma sto MAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAALE! Che figata :-) venerdì, giugno 24, 2005 ?
? giovedì, giugno 23, 2005 SIAMO RIDICOLI
Berlusconi playboy: la Finlandia protesta con l'Italia Alla svenevole finnica il macho latino della Brianza avrebbe riservato un trattamento pieno di riguardi virili. Berlusconi, parlando di fronte al presidente della commissione Ue Barroso, ha così vantato le sue liaisons dangereuses: «Quando si insegue un risultato bisogna usare tutte le armi che si hanno a disposizione e quindi io ho rispolverato tutte le mie arti da playboy, ormai lontane nel tempo, e utilizzai una serie di sollecitazioni amorevoli nei confronti della signora presidente». Insomma, per vincere la contesa che ha opposto l’Italia al governo di Helsinki nella scelta della sede della nuova agenzia europea (questione seria, questa, risoltasi nei mesi passati), l’arma decisiva sarebbe celata nel fascino del Cavaliere, che ora millanta «un lungo lavoro diplomatico nel corso del quale io ebbi anche a fare la corte alla presidente della Finlandia». Oltre naturalmente a rivendicare, con un’altra battuta sciovinista, la «superiorità del culatello sulla renna affumicata, «anche perché ho dovuto sottostare alla dieta finlandese e so cosa significa...». La risposta di Helsinki, dove le battute sessiste non sono affatto gradite, è in un breve comunicato con il quale il ministero degli Esteri di Helsinki ha convocato l'ambasciatore italiano Ugo Gabriele de Mohr per «esprimere lo stupore per le affermazioni del premier italiano Silvio Berlusconi a Parma sulla presidente della Finlandia, Tarja Halonen». Una protesta formale: l’ennesima battuta volgare che si tramuta nell’ennesima figuraccia internazionale. E una amara certezza: alla signora Halonen le premure di questo casanova spaccone e "restaurato" dai lfting non sono piaciute. lunedì, giugno 20, 2005 IL comitato regionale del PDCI dell’Emilia Romagna e
nato a Imola il 17 Ottobre 1926 da famiglia povera di braccianti (4° di 6 figli) residente a Sasso Morelli, frazione di Imola; all’età di soli 7 anni inizia il suo percorso lavorativo presso una famiglia di contadini della zona.
L’impegno sociale nella politica, nel sindacato e nelle istituzioni.
· 1943-1945: durante la guerra viene imprigionato dai tedeschi e trasferito in un campo di lavoro in Germania.
· 1945: tornato a casa diviene attivista in una cellula del PCI di Sasso Morelli.
· 1949: viene chiamato a Bologna come Segretario Provinciale della FGCI; fra le sue battaglie memorabile fu la protesta contro le cosiddette “cartoline rosa” di richiamo dei militari che gli costò l’incarcerazione ai tempi del Ministro Scelba.
· 1952 - 1957: il PCI lo inviò in Puglia (Bari, Foggia e Taranto) con incarichi politici di rilievo per contribuire alla crescita del partito in queste zone difficili del meridione d’Italia.
· 1957 - 1960: rientra ad Imola e presta attività di funzionario sindacale presso
· 1960 - 1965: viene eletto Consigliere della Provincia di Bologna ed Assessore all’Agricoltura ed alla Caccia; nasce la passione venatoria.
· 1965 - 1972: entra nella Segreteria Regionale della CGIL e diviene Segretario della Federbraccianti.
· 1973: dopo anni di battaglie politiche e sindacali ed alla luce della nascita delle Regioni entra come funzionario in questi nuovi ed importanti Enti, dove porta la propria esperienza e competenza su temi quali l’agricoltura, le foreste e la caccia. Non cessa tuttavia l’impegno politico e sindacale, ma soprattutto nell’associazionismo venatorio, al quale potrà dedicarsi con maggior tempo dagli anni ’80, una volta raggiunto il momento di andare in pensione.
· 1991 - 2005: rientra nella politica attiva con la nascita del Partito della Rifondazione Comunista, ricoprendo ruoli nel Collegio di garanzia della Federazione di Bologna; nell’autunno del 1998 è tra i fondatori del Partito dei Comunisti Italiani, con incarichi nel Comitato federale e successivamente come Presidente della Commissione di garanzia della federazione di Bologna.
· 1995: in questa “seconda fase” trova anche il modo di ritornare in Provincia, come capogruppo del Partito della Rifondazione Comunista.
· 1999 - 2004: viene rieletto in Provincia nelle file del Partito dei Comunisti Italiani e diviene di nuovo Assessore, dopo quasi 40 anni dal primo incarico, occupandosi di Politiche del personale, Politiche sindacali sui temi del Pubblico Impiego, Progetto "sicurezza" negli ambienti di lavoro pubblici e privati. · 2004 – 2005: si impegna attivamente a livello locale nell’ambito della coalizione di centrosinistra di San Lazzaro di Savena, dove ritrova come Sindaco Marco Macciantelli, collega per 5 anni in giunta provinciale. Dallo stesso Sindaco è nominato quale rappresentante del Comune in seno al Consiglio di Amministrazione dell’Ipab Rodriguez, presiedendo la prima riunione della stessa in qualità di Consigliere anziano, proprio nei giorni in cui cominciava a combattere l’ultima e purtroppo breve battaglia contro la terribile e impietosa malattia che lo ha portato via il 18 giugno scorso.
Oltre all’impegno politico nel Partito, nel Sindacato e nelle Istituzioni, Nello Adelmi nella sua vita ha coniugato la sua passione per la caccia con un coinvolgimento attivo nell’associazionismo venatorio, ambito nel quale ha ricoperto primari incarichi a livello nazionale, fino all’alba del terzo millennio. Per anni ha guidato a livello regionale
Una grande storia di impegno, lealtà, serietà, senso delle Istituzioni e onestà, principi che ha da sempre condiviso con la sua famiglia, sempre unita nelle tante battaglie di una vita, nella gioia e nelle amarezze. Un esempio per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Lascia la moglie Lucia, sposata nel lontano 1952, i figli Vladimiro e Claudio con le nuore Elna e Elena, e tre nipotini, Alessandro, Alissa e Davide Makis.
Con Nello Adelmi scompare una esemplare figura di dirigente e militante comunista che ha scelto di stare per tutta la sua vita dalla parte dei lavoratori.
La cerimonia funebre si terrà domani martedì 22 Giugno alle ore 15 e 30 presso il Pantheon della Certosa di Bologna.
San Lazzaro di Savena, 20 giugno 2005 venerdì, giugno 17, 2005 Buon Compleanno Papà
martedì, giugno 14, 2005 Morto Alvaro Cunhal, leader storico del comunismo portoghese
di red Nelle prime ore di domenica è morto Alvaro Cunhal, leader storico del comunismo portoghese. Aveva 91 anni ed era nato a Se Nova, nella regione di Coimbra, il 10 novembre del 1913. Guidò il Pcp, partito comunista portoghese, dal 1961 al 1992 e fu una delle figure più significative coinvolte nella "rivoluzione dei garofani", con la quale nel 1974 venne soppressa la dittatura di Marcello Caetano, che era succeduto a Salazar nel 1969.
Nel 1940, mentre stava per laurearsi in legge, fu arrestato e obbligato a dare l'esame finale sotto una forte scorta di polizia. Visse parte della sua esistenza in clandestinità dopo essere evaso dal carcere di Fuerte de peniche nel 1960. Era stato arrestato per la terza volta nel 1949 e costretto a passare in isolamento otto degli undici anni in cui vi rimase. Molti artisti e politici si mobilitarono per la sua liberazione, guidati da Jorge Amado, Pablo Neruda gli dedicò il componimento «La làmpara marina». Dopo essere fuggito visse a Mosca e a Parigi e rientrò in Portogallo cinque giorni dopo la cacciata del regime. Nel 1992 decise di ritirarsi dall’attività politica e diventò presidente onorario del partito, ma continuò a scrivere come aveva fatto per anni sotto lo pseudonimo di Manuel Tiago. Rimase fedele fino alla fine della sua attività politica all’ortodossia marxista-leninista. Armando Cossutta dei comunisti italiani ha spedito una lettera di cordoglio per ricordare «Il suo impegno tenace in difesa degli ideali del comunismo, che ne fanno una figura straordinaria della storia del movimento operaio e popolare del Portogallo e su scala internazionale». Il suo partito si è limitato a dare l’annuncio «con profondo dolore ed emozione» ma senza particolare enfasi. Due giorni prima era scomparso uno dei suoi amici più stretti, Vasco Goncalves, primo ministro dei governi militari dei capitani di sinistra che nel 1974 rovesciarono la dittatura. |
chi sono Per rispondere a chi dice che in Italia non ci sono più IO SONO UN COMUNISTA Finalmente una bolognese » Altri Resistenti » LA ZIA » A.N.P.I. » 7 fratelli » Mina, non la cantante » Misteri Italiani e non » La memoria » Quella che non sei » Jack L'uomo della folla » Compagno Dom » entra nel FIGHT CLUB » Keons Calling » Alzataconpugno » Elfa scura e comunistissima » SABOTATORE » Lei non è Comunista ma resiste lo stesso :-) » Se vi va scrivetemi ![]() BLOG IN CUI SCRIVO » AGLIO il partito possibile » Biografia di nessuno CHE TEMPO FA A BOLOGNA |